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Un fiume colmo di rifiuti di plastica
Foto: pixabay.com

Acque di plastica: I 10 fiumi più inquinati al mondo

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Forse non lo sapevi – o lo ignoravi innocentemente, come tutti noi del resto – ma i nostri mari sono pieni di plastica. Circa il 90% della plastica presente negli oceani arriva da appena 10 corsi d’acqua che attraversano Asia e Africa. La vita della plastica, a differenza di altre categorie di rifiuti, è lunghissima e non ha un lieto fine: i rifiuti plastici impiegano millenni per decomporsi. Invece di disciogliersi in acqua, questi rifiuti si sgretolano in minuscoli frammenti – definiti microplastiche – che, venendo ingeriti dalla fauna marina, si depositano nella pancia di pesci e altri organismi marini, per finire nei nostri piatti. Ebbene si, vediamo allora insieme la top 10 dei fiumi più inquinati al mondo.

Un fiume che trasporta rifiuti di plastica
Un fiume che trasporta rifiuti di plastica | Foto: Pixabay.com

Yangtze, Cina

Soprannominato Fiume Azzurro, quest’ultimo è inquinato al punto da essere diventato “cancerogeno”. L’inquinamento è tale da minacciare i rifornimenti di acqua di ben 186 città che sorgono sulle sponde di questo fiume – come afferma l’agenzia Nuova Cina. Secondo diversi gruppi ambientalisti – citati dall’agenzia – i responsabili dell’inquinamento sono nell’ordine: i rifiuti industriali, i prodotti chimici usati nell’agricoltura, la plastica e i rifiuti organici.

Lo Yangtze nasce sull’altopiano del Tibet e attraversa tutta la Cina – percorrendo tutti i suoi 5797 chilometri – prima di gettarsi nel Mar della Cina orientale, nei pressi di Shanghai. Durante gli anni, sono state costruite lungo il fiume innumerevoli fabbriche di prodotti cartacei e chimici, come anche molti cantieri navali, che riversano nel fiume tutti i loro rifiuti. Il professor Liu Guangzhao, uno scienziato sino-australiano, ha affermato che delle 126 specie animali che vivevano originariamente lungo il fiume, solo 52 di esse sono sopravvissute.

Fiume Giallo, Cina

Questo fiume – che prende il nome dal colore giallo-bruno della sua sabbia – per lungo tempo è stato conosciuto come “il cordoglio della Cina”, perché i suoi cambiamenti di corso e le numerose inondazioni hanno ucciso milioni di persone: oltre 1 milione di persone sono morte quando il fiume straripò nel 1887. Fu la peggiore inondazione mondiale della storia moderna.

La maggior parte del Fiume Giallo è così inquinata che non è sicuro nuotarci, figuriamoci berne l’acqua. L’agenzia Xinhua – organo ufficiale del governo – ha riferito che circa i 3/4 del fiume che fornisce l’acqua al 12% degli 1,3 miliardi di cinesi e al 15% delle zone agricole sono stati gravemente contaminati da scarichi fognari, scarti industriali, fertilizzanti e altre sostanze inquinanti – tra cui, ancora una volta, spicca la plastica. Il Fiume Giallo è il più grande corso d’acqua cinese, considerato una “benedizione” per l’agricoltura della Terra di Mezzo ed è lungo la bellezza di 5.464 chilometri.

Mekong, Cina/Thailandia/Cambogia/Vietnam

Lungo 4.880 km, può essere paragonato alla Foresta Amazzonica per la sua grande biodiversità. Sono ben 1.200 le specie di pesci che popolano questo fiume e altrettante sono le varietà di piante che crescono lungo le sue sponde. Eppure, alti livelli di arsenico nelle acque del Mekong hanno devastato quasi 1.000 chilometri di ecosistema, tanto da far sì che venga oggi considerato un fiume che muore, con il suo ambiente naturale irreparabilmente compromesso. Una delle cause è stata la conversione delle mangrovie in risaie e allevamenti di pesci, annichilendo un corso d’acqua prezioso.

Citarum, Indonesia

Il fiume che attraversa l’isola di Giava si è ridotto ormai a una vera distesa di immondizia, plastica e scarichi industriali. Il livello di contaminazione del Citarum è 5000 volte superiore a quello consentito secondo gli standard di legge. Si stima che oltre 2000 complessi industriali, tra cui 200 fabbriche tessili, siano concentrate proprio nella valle del Citarum, nella regione del Bandung.

Da decenni il governo indonesiano permette alle fabbriche di versare i loro residui, non trattati, nei canali che conducono al fiume. Per migliaia di anni il Citarum aveva percorso i suoi 350 chilometri pulito e pieno di pesci. Fin dal IV secolo avanti Cristo era stato fonte di alimentazione e trasporto per raffinate civiltà dell’epoca. Alla società “moderna” sono bastati 40 anni per distruggerlo e trasformarlo in una discarica a cielo aperto fonte di malattie e morte per le popolazioni locali, per la fauna e per la flora.

La riva di un fiume completamente ricoperte da rifiuti
Le rive di un fiume completamente ricoperte da rifiuti | Pixabay.com

Indo, Cina/India/Pakistan

Lungo 3180 chilometri, questo fiume sfocia nel Mar Arabico. Gravemente danneggiato dai cambiamenti climatici, l’Indo è evaporato quasi totalmente. La pesca e gli scarichi industriali, uniti alle discariche di plastica a cielo aperto, non hanno certo aiutato a risolvere il problema: almeno 60 milioni di persone in Pakistan sono a rischio avvelenamento a causa degli alti livelli di arsenico presenti nel bacino dell’Indo e dei suoi affluenti. 

Gange, India/Bangladesh

Il Gange, lungo 2700 chilometri circa, è il fiume sacro dell’India, sorge sulle vette cristalline dell’Himalaya ma l’inquinamento accumulato nel suo percorso attraverso siti industriali – e “l’assedio” di milioni di fedeli- lo trasformano, lungo la strada, in una sorta di fanghiglia tossica. Si trova situato nel nord dell’India, ed è diventato una discarica di resti umani, industriali e corpi animali. Circa un miliardo di litri di liquami non trattatit vengono scaricati ogni giorno nel fiume.

La rapida crescita della popolazione dell’India (ad oggi il Paese più popoloso al mondo), insieme a normative permissive del settore, ha portato enormi pressioni sul corso d’acqua più importante del Paese. Migliaia di corpi umani e animali vengono cremati sulle sue rive o gettati nella corrente, nella speranza che le loro anime possano accedere al Paradiso. Il popolo indiano “piange” il suo fiume sacro profanato dall’inquinamento.

Nilo, Egitto/Sudan/Etiopia/Uganda/Tanzania/Ruanda

Il Nilo è il secondo corso d’acqua più lungo del mondo (dopo il Rio delle Amazzoni) con i suoi 6853 chilometri di lunghezza. Questo fiume biblico non è mai stato tutelato – lo ammettono anche quelli che lo abitano – ma solo ora questo è diventato visibile e quantificabile in perdite per i pescatori, gli abitanti e le persone tutte.

L’appello urgente è quello di correre ai ripari: l’inquinamento causato dalla rapida urbanizzazione non è stato accompagnato da un’infrastruttura di pulizia, non sono stati fatti i giusti controlli allo stato di salute del fiume e non si è tenuto affatto conto di come tutto quello che stava succedendo potesse far «ammalare» questo importantissimo corso d’acqua. Ha visto estinguersi circa 30 specie diverse di pesci a causa di rifiuti organici, industriali e plastica, scaricati deliberatamente in acqua.

Amur, Russia e Cina

Il fiume Amur per 700 chilometri segna il confine tra Russia e Cina: da un lato la cittadina siberiana di Blagovescensk, dall’altro lato Heihe, centro della Manciuria. Non ci sono muri o filo spinato, solo il fiume. E storie di culture diverse che si intrecciano. Ma anche storie dell’orrore: tutti ancora ricordano gli eventi del 2005, quando un’esplosione in un impianto petrolchimico causò la fuoriuscita di cento tonnellate di benzene, un idrocarburo estremamente nocivo, direttamente nel fiume Songua, affluente dell’Amur, sempre lì, al confine tra Cina e Russia. Una catastrofe ambientale tenuta per lungo tempo nascosta dalle autorità.

Negli ultimi anni le attenzioni sono aumentate, ma le aziende petrolifere presenti vicino al fiume (e non solo: anche i pescatori) hanno continuato a gettare in acqua grandi quantità di rifiuti e di plastica. Cattive abitudini che non possono più essere sopportate.

Un fiume colmo di rifiuti di plastica
Un torrente ricoperto da uno strato di bottiglie di plastica | Foto: Pixabay.com

Niger, Guinea/Mali/Niger/Benin/Nigeria

Il fiume Niger segue un percorso strano: inizia in Sierra Leone ad appena 240 km dall’Atlantico e, piuttosto che scaricare subito in mare le sue acque, compie un giro di più di 4 mila chilometri terminando nel golfo di Guinea – e attraversando così numerosi Stati. La Nigeria oggi è tra i più importanti produttori di oro nero, l’80% del suo Pil deriva dall’estrazione del greggio e tutta la sua economia è fortemente dipendente da questo settore. Gran parte dei giacimenti si trovano proprio all’interno della regione del delta del Niger. Ecco perché essa è così importante.

Le acque di questo fiume sono inquinate per via degli sversamenti di petrolio che vanno avanti dagli anni Cinquanta, senza contare gli incidenti legati alle operazioni di estrazione del petrolio. Il risultato? L’oro nero ha devastato sia le falde che i terreni.

Danubio, Europa Centrale

In Germania e in Austria, quello conosciuto come il “bel Danubio blu” è rimasto soltanto nei testi del celebre valzer di Johann Strauss. Decine di impianti di lavorazione e produzione della plastica sorgono sulle sue rive e danneggiano l’ambiente. In acqua vi è un eccesso di nutrienti, soprattutto da fertilizzanti. A questo problema si aggiunge un cattivo trattamento delle acque reflue, che aumenta l’inquinamento. Attualmente, Il Danubio vanta il primato di essere il fiume più inquinato d’Europa, con una concentrazione di antibiotici nell’acqua ben al di sopra dei limiti di sicurezza.

Una classifica da far accapponare la pelle: riflettiamo.

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