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rappresentazione di un asteroide che viaggia in direzione della Terra
Foto: Pixabay.com

Asteroide 1998 OR2: video-intervista ad Alessandro Marchini

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Pochi giorni fa un asteroide è passato “vicino” al nostro pianta ed è stato soggetto di grandi discussioni. A differenza dei disastri ambientali, l’idea che un asteroide possa colpire la Terra spaventa il mondo intero.

Non a caso, una delle ipotesi sulle cause dell’estinzione dei dinosauri è proprio attribuita all’impatto di un asteroide. Questo per riflettere sui danni che un simile evento possa causare. Fortunatamente, com’era già stato annunciato e calcolato dagli esperti, 1998 OR2 è passato indenne senza aver causato alcun tipo di danno al nostro pianeta. Non è di certo il primo che passa “vicino” alla Terra.

Gli asteroidi che navigano all’interno del nostro Sistema Solare sono innumerevoli e sono costantemente monitorati e studiati dagli astronomi per comprendere nella maniera più precisa possibile la loro traiettoria. Noi di Greender.it abbiamo affrontato l’argomento in una video-intervista ad Alessandro Marchini, direttore dell’Osservatorio Astronomico dell’Università degli Studi di Siena, realizzata dalla nostra collaboratrice Caterina Zei in una diretta Instagram sul profilo dell’Osservatorio.

Rappresentazione dell'asteroide OR2 1998
1998 OR2 è il più grande asteroide che quest’anno abbia “sfiorato” il nostro pianeta |
Foto: NASA/JPL-Caltech

L’intervista ad Alessandro Marchini

La video-intervista realizzata da Caterina Zei ad Alessandro Marchini.

L’intervista è stata realizzata, appunto, in occasione del passaggio dell’asteroide 1998 OR2: questo corpo celeste, “sfiorando” la Terra lo scorso 29 Aprile, ci ha lasciati fortunatamente incolumi, come d’altronde era già stato annunciato dagli esperti della Nasa.
La nostra collaboratrice, la geologa Caterina Zei, ha approfittato di questo evento per discutere con il professore e divulgatore astronomo, nonché responsabile dell’Osservatorio Astronomico dell’Università di Siena Alessandro Marchini riguardo gli asteroidi, questi particolari copri celesti che da sempre preoccupano l’umanità (anche per sfatare alcuni miti e per diffondere un po’ di cultura di base).

Caterina Zei è una geologa e giovane divulgatrice attiva sui social, interessata alle scienze e all’ambiente: data la sua formazione tecnico-scientifica, ha approfittato del dibattito internazionale riguardo il passaggio di questo asteroide per fare un po’ di chiarezza sull’argomento, confrontandosi con Alessandro Marchini.

Marchini lavora presso l’Università di Siena dal 1987 mentre dal 2005 è responsabile dell’Osservatorio Astronomico universitario. Dal 2018 è membro della Siena Academy of Science – nota come Accademia dei Fisiocritici – una delle più antiche istituzioni scientifiche italiane. È un esperto di asteroidi e altri copri celesti: ha pubblicato più di 100 articoli su riviste scientifiche internazionali relativi alle sue numerose ricerche su asteroidi, pianeti extrasolari e nuclei galattici attivi. Per il suo impegno nella divulgazione dell’Astronomia, è stato onorato dall’assegnazione del suo nome a un asteroide (55196 Marchini).

Che cos’è un asteroide

Un asteroide è un corpo celeste di piccole dimensioni composto da materiali che possiamo ritrovare anche sul nostro pianeta, metalli come il Ferro e il Nichel, il Silicio e il Carbonio. Esiste anche una tipologia formata principalmente da ghiaccio che prende il nome di comete. Questi ultimi corpi, avvicinandosi al Sole risentono del suo calore e perdono il ghiaccio che si scioglie sotto forma di scia luminosa, lasciando invece integra la parte rocciosa.

Come erroneamente si può immaginare, questi corpi cosmici non hanno una forma sferica, bensì irregolare ed hanno generalmente un diametro intorno ad un chilometro, anche se è possibile trovarne di dimensione decisamente maggiori che superano le decine di chilometri.

Formazione di un asteroide

Un asteroide è il residuo del processo di formazione di un pianeta che non si è completamente formato, che prende il nome di planetesimo.

In principio il Sole era circondato da un estesa quantità di gas e polveri. Le particelle presenti, urtando le une con le altre, hanno formato corpi sempre più grandi, ovvero i pianeti che conosciamo oggi. Non tutte le particelle, però, sono riuscite ad unirsi ed a formare un pianeta definito. Questi residui sono i corpi che oggi chiamiamo “asteroidi”.

Provenienza di un asteroide

All’interno del Sistema Solare sono già stati catalogati più di 600 mila asteroidi. Il più grande mai scoperto all’interno del nostro Sistema è Cerere, classificato poi nel 2006 come pianeta nano, con un diametro di 900-1000 chilometri. Gli asteroidi sono presenti in diverse regioni del Sistema Solare, ma sono concentrati prevalentemente nella zona fra Marte e Giove, nella cosidetta fascia principale degli asteroidi.

Una rappresentazione di una fascia di asteroidi
Secondo alcune stime sono oltre un milione gli asteroidi ancora da scoprire | Foto: Pixabay.com

Fascia principale degli asteroidi

Qui è collocato anche Cerere, scoperto nel 1801 dall’italiano Giuseppe Piazzi. Quando questa fascia fu scoperta gli astronomi erano in realtà alla ricerca di un pianeta fra Marte e Giove, in quanto la distanza fra i due è maggiore rispetto a tutti gli altri pianeti del Sistema Solare e quello spazio risultava “vuoto”. Una volta individuata la fascia formularono l’ipotesi che gli asteroidi presenti in quella zona non furono in grado di generare un pianeta per via dell’enorme forza gravitazionale esercitata da Giove.

Fascia di Troiano

Un altro gruppo importante è quello dei Troiani. Oltre un migliaio di asteroidi vanno a formare la fascia dei Troiani. In astronomia questo termine viene utilizzato per descrivere un asteroide o un satellite che condivide la stessa orbita di un pianeta maggiore, ma senza entrarvi in collisione.

In questo caso ci riferiamo a quelli di Giove (gli asteroidi Troiani sono presenti anche in altre regioni del Sistema Solare) e si ritiene siano numerosi quanto quelli della fascia principale. Questa fascia è controllata dal campo gravitazione di Giove e del Sole.

Come escono dalle fasce?

Queste zone, se pur conservando una gran quantità di corpi celesti, non sono gli unici luoghi che presentano asteroidi o le uniche fasce del nostro Sistema Solare interno, dunque, gli asteroidi potrebbero provenire anche da altre regioni o addirittura dal Sistema Solare esterno.

In seguito ad urti e collisioni fra loro, alcuni asteroidi lasciano la propria orbita convenzionale e “vagano” all’interno del Sistema Solare passando accanto ai pianeti o finendo attratti dalla loro forza gravitazionale. Anche la Terra è soggetta a questo fenomeno, ed ogni anno le si avvicinano, a volte in maniera spaventosa, asteroidi con un diametro che non supera i 50 chilometri, chiamati NEO (Near Earth Objects).

Fortunatamente i corpi celesti che vengono ad impattare con essa sono solitamente di dimensioni insufficientemente grandi per arrecarle danni, ovvero i meteoriti e le meteore.

Differenza fra meteoroide, meteorite e meteora

Anche se questi termini vengono spessi utilizzati come sinonimi l’uno dell’altro hanno per definizione delle caratteristiche differenti. Gli oggetti provenienti dallo spazio che cadono sul nostro pianeta possono essere di diversa grandezza. Nel caso in cui questi corpi siano di piccole dimensioni, prendono il nome di meteoroidi. La Terra è spesso esposta alla caduta di questi oggetti cosmici molto piccoli, anche della dimensione di un granello di sabbia.

Quando una meteora solca i nostri celi viene definita meteoroide. Questi corpi, entrando nell’atmosfera, si frantumano e “bruciano” a contatto con l’aria lasciando nel cielo una scia luminosa che prende il nome di meteora o, volgarmente, “stella cadente”. In estate è possibile avvistare con facilità in cielo molti di questi corpi, in quanto le condizioni climatiche sono ottimale per osservare questo avvenimento, parlando di “pioggia di meteore”.

Un paesaggio invernale con un cielo ricco di stelle cadenti
Il 10 agosto, la notte di San Lorenzo, è conosciuta come la notte delle stelle cadenti | Pixabay.com

Quando, invece, nonostante l’impatto con l’atmosfera, i meteoroidi sono sufficientemente grandi da “resistere” all’attrito e da colpire la superficie della Terra, prendono il nome di meteoriti. La collisione è in grado di causare dei crateri sul pianeta vittima di questi urti come, ad esempio, quelli visibili sul suolo della Luna o Mercurio. Questi ultimi sono soggetti a danni maggiori in quanto privi di atmosfera.

La meteora di Celjabinsk

La mattina del 15 febbraio 2013, in Russia, nella regione a sud dei monti Urali, un meteoroide di circa 15 metri di diametro e una massa di 10 mila tonnellate, ha colpito l’atmosfera e si è frantumato sulla città di Celjabinsk. Questo impatto ha causato un’onda d’urto tale da determinare, probabilmente, il collasso della copertura di una fabbrica di zinco ed ha distrutto 200 mila metri quadri di finestre, le cui schegge hanno ferito oltre 1000 persone.

Alcune parti di questa meteora hanno raggiunto il suolo, causando dei meteoriti di piccole dimensioni. In una regione della città sono stati rinvenuti 53 frammenti meteoritici composti di zolfo, ossigeno e ferro. Uno frammento ha causato un cratere di 6 metri. Nel lago Čebarkul’, invece, è stato recuperato un meteorite dal peso di oltre 570 kg.

Un servizio di Marco Malaspina realizzato da Media INAF, con l’opinione di Giovanni Valsecchi, esperto di meteoriti dell’INAF-IAPS di Roma.

L’asteroide 1998 OR2

Si chiama 1998 OR2 ed è il più grande asteroide che quest’anno abbia “sfiorato” la Terra. Lo scorso 29 aprile, è stato possibile ammirare questo gigantesco asteroide dal diametro di circa 2 di km anche dal nostro Paese, addirittura con un semplice binocolo. Questo corpo celeste è passato “vicino” alla Terra ad una distanza di 6 milioni di km (16 volte la distanza fra la Terra e la Luna) ad una velocità di 8,69 chilometri al secondo, lasciando il pianeta incolume come già annunciato dagli esperti della NASA.

L’asteroide fu avvistato la prima volta dal Jet Propulsion Laboratory il 24 luglio del 1998 grazie al progetto NEAT della NASA, che ha lo scopo di monitorare le traiettorie degli asteroidi che “viaggiano” in direzione del nostro pianeta. Negli ultimi due decenni, gli astronomi, hanno osservato l’asteroide 1998 OR2, potendo così analizzare la sua traiettoria e negare con sicurezza un possibile impatto con la Terra.

Secondo uno studio condotto all’Osservatorio di Sormano, uno tra i più qualificati centri al mondo per questo tipo di calcolo, l’asteroide continuerà ad avvicinarsi al nostro pianeta. È stimato che il 16 aprile del 2079 passerà di nuovo, ma questo volta molto più vicino, cioè a circa 1,7 milioni di chilometri (circa 4 volte la distanza fra Terra e Luna). Nel corso dei prossimi mille anni, secondo l’Osservatorio, questa sarà la distanza minima fra la Terra e l’asteroide.

Come la NASA vuole difenderci da un asteroide

Nonostante, nel corso dei prossimi cento anni, le probabilità che un asteroide pericoloso (per via della sua massa) colpisca il nostro pianeta sono, secondo la NASA, inferiori dello 0,01%, proprio quest’ultima sta studiando tre tecniche di difesa da utilizzare nel caso in cui la Terra fosse minacciata da un’asteroide. Il 30 giugno di ogni anno si tiene addirittura una campagna di sensibilizzazione il cui scopo è quello di ispirare, coinvolgere ed educare il pubblico sulle opportunità e sui rischi degli asteroidi: l’Asteroid Day.

Trattore gravitazionale

La prima di queste tecniche prevede l’utilizzo di una sonda da lanciare accanto all’asteroide pericoloso. La sonda dovrebbe avere una massa sufficientemente grande da fare in modo che la sua gravità interferisca con l’asteroide deviandone la traiettoria.

Impattatore cinetico

In questo secondo caso, si utilizza una sonda che vada ad impattare contro il corpo ostile con una potenza tale da modificarne orbita e velocità. È prevista persino una missione chiamata DART; il lancio della sonda avverrà nel 2021.

Lo schema della missione DART
Uno schema della missione DART | Foto: NASA/Johns Hopkins Applied Physics Lab

Ordigno nucleare

La terza e ultima tecnica, prevede l’utilizzo di un ordigno nucleare che faccia esplodere l’asteroide in frammenti abbastanza piccoli da disintegrarsi a contato con l’atmosfera terrestre e, dunque, non arrecare danno al pianeta.

Il problema di quest’ultima missione è che – come spiegato anche da Alessandro Marchini all’intero della video-intervista – le radiazioni generate dall’ordigno pioverebbero sulla Terra inquinandone acqua ed aria. La NASA ha già dichiarato in un rapporto che si concentrerà sullo sviluppo delle prime due tecniche nel corso dei prossimi 10 anni.

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