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La mano di un uomo che accarezza la proboscide di un elefante
Foto: Pixabay.com

Bracconaggio: un mercato da 23 miliardi di dollari

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Indice

Il fenomeno del bracconaggio ha visto una crescita esponenziale nel corso degli anni, specialmente la caccia illegale ad animali protetti o in via d’estinzione, tanto che il mercato dei crimini di natura è salito al quarto posto dopo quello della droga, dei beni contraffatti e del traffico di umani.

Il WWF, nel 2018, ha rilasciato un rapporto in cui analizza nel dettaglio le cause dell’aumento di questa pratica terribile, quali sono le specie maggiormente colpite, le conseguenze ambientali ed i profitti che si ricavano da questo business criminale in costante crescita.

Un tramonto in Africa, continente vittima di bracconaggio, con delle giraffe, un rinoceronte e degli uccelli in volo sullo sfondo
L’Africa è uno dei continenti maggiormente colpito dal bracconaggio | Foto: Pixabay.com

Che cos’è il bracconaggio?

Il bracconaggio è la caccia illecita di animali o piante, al fine di ricavarne prodotti considerati preziosi o con proprietà mediche, da rivendere sul mercato nero. Non tiene conto delle norme vigenti ed opera nel pieno dell’illegalità, catturando ed uccidendo specie selvatiche a discapito della fauna e della flora dei loro territori di provenienze. È considerato un bracconiere colui che cattura o uccide una specie protetta, che caccia in zone soggette a divieti, anche senza averne un riscontro economico.

Tra guadagno ed estinzione

Secondo l’UNDC le specie animali minacciate dal bracconaggio sono 7000. In questo tremendo mercato illecito ogni animale selvatico è una fonte di ricchezza: i tipi di merce venduta sono veramente innumerevoli, che siano pelli, ossa, carni o corna. Analizziamo alcune di queste specie, il loro valore nel mercato del bracconaggio e gli usi dei prodotti derivanti.

Elefante

Uno dei “prodotti” più famosi e maggiormente conosciuti del mercato nero del bracconaggio è sicuramente l’avorio. Questo tipo di materiale viene ricavato dalle zanne degli elefanti, dei trichechi e dai denti degli ippopotami. Gli elefanti sono le prime vittime di questa caccia all’avorio. Si stima che ogni anno, in tutta l’Africa, più di 20 mila elefanti vengano uccisi dai bracconieri per le loro zanne: un equivalente di 55 elefanti ogni giorno. Il valore dell’avorio al chilo varia da 100 dollari a livello locale fino ad un massimo di 3000 dollari nel mercato internazionale. Ogni elefante ha un valore complessivo di 30 mila dollari. Nell’ultimo secolo,a causa del bracconaggio, la popolazione di questo pachiderma è diminuita del 90%.

Rinoceronte

Il corno di rinoceronte è uno dei prodotti più “pregiati” del mercato nero, utilizzato per ostentare ricchezza e come cura per diverse malattie (secondo la medicina tradizionale cinese). Nello Yemen, invece, questo corno viene usato per la costruzione del manico della “Jambiya”, un pugnale dalla forma ricurva.

Il commercio di questi corni è la causa principale della sua estinzione. Delle 30 specie esistenti ne restano solo 5 ed abitano l’Asia e l’Africa. In Asia vive il rinoceronte Indiano, di Sumatra e di Giava. Di quest’ultima specie ne restano solo 60 esemplari. Per quanto riguarda gli esemplari africani abbiamo: il rinoceronte bianco, che fortunatamente ancora sopravvive; mentre il rinoceronte nero è in via d’estinzione. Per i bracconieri è un prodotto molto ambito, in quanto il valore del suo corno si aggira intorno ai 66 mila dollari al chilo (più di oro e platino) e il valore di ogni rinoceronte è di circa 500 mila dollari! Le stime riportate dal WWF prevedono la morte di 22 rinoceronti ogni settimana.

Tigre

Della tigre vale quasi ogni parte del suo corpo. La pelliccia di questo animale trova spazio nel macabro mercato del bracconaggio come trofeo, mentre le zanne, le ossa o addirittura il sangue sono prodotti della medicina tradizionale asiatica.

Sono 4 le specie già estinte: la tigre di Bali, la tigre del Caspio, la tigre di Giava e la tigre della Cina Meridionale. Solo fra il 1980 e il 2010 il 70% delle tigri sono morte, mentre quelle ancora libere in natura sono circa 3800. A causare il rischio di estinzione di questo grande felino è la riduzione dei suoi habitat per via dei disboscamenti o per la costruzione di strade e, ovviamente, il bracconaggio. Il valore di ogni tigre è di circa 150 mila dollari e le singole parti del suo corpo possono arrivare ad un valore di 3750 dollari al chilo, in base a quelle vendute.

Pangolino

Di questo animale si vende praticamente ogni cosa. È sicuramente la specie maggiormente presa di mira dai bracconieri e quella più trafficata. Basti pensare che negli ultimi 10 anni sono più di 1 milione i pangolini caduti nella rete del mercato illecito del bracconaggio ed ora rischiano l’estinzione. Nel 2016 le Nazioni Unite hanno messo al bando il commercio di questo piccolo animale.

Il pangolino è un mammifero ricoperto interamente da squame e proprio queste ultime, dal valore di 600 dollari al chilo, sono considerate molto importanti nella medicina tradizionale cinese, se non addirittura miracolose, mentre la sua carne viene definita una prelibatezza da quei pochi ricchi in grado di potersela permettere. Nel 2019, a Singapore, è stato effettuato un sequestro di ben 28 tonnellate di scaglie di pangolino, appartenenti a ben 38 mila esemplari.

Il bracconaggio in Italia

Nonostante il Bel Paese sia il più ricco di biodiversità in Europa, purtroppo, la pratica del bracconaggio è molto diffusa anche nella nostra nazione. Si stima che, nel 2012, il valore del mercato illegale di specie protette in Italia fosse di oltre 800 mila euro, con 223 reati accertati, 166 persone denunciate, oltre 6 mila esemplari sequestrati, tra cui coralli e conchiglie e grandi quantità di avorio. Sono molte le zone colpite da questa attività illecita, ma vediamo i 4 luoghi evidenziati dal WWF.

Le valli bresciane e bergamasche

Nel primo caso, le vittime sono uccelli e rapaci, in quanto, quel luogo è una tratta migratoria di numerosi volatili, per cui i bracconieri ne approfittano per disseminare il territorio con le loro innumerevoli trappole.

Il Delta del Po

Nella zona umida del Delta del Po, invece, sono presi di mira gli uccelli acquatici o alcuni pesci di acqua dolce; si utilizzano anche delle bombe per facilitare la pesca, in un luogo considerato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Il “triangolo della morte”

In questa zona divisa fra Toscana, Marche e Romagna a farne le spese è il lupo. Ogni anno in Italia, sono più di 300 i lupi uccisi per mano dell’uomo per via del bracconaggio e alcuni di essi in maniere veramente brutali.

Proprio in Toscana, in provincia di Livorno, un lupo è stato prima scuoiato e poi appeso in bella mostra con tanto di cartello che recitava “no agli abbattimenti sì alla prevenzione” con uno smile disegnato al fianco della scritta. Mentre, nella provincia di Siena, sono stati ritrovati due lupi impiccati.

Un lupo, animale vittima di bracconaggio, in mezzo alla neve mentre ulula
I casi di bracconaggio in Italia nei confronti dei lupi sono innumerevoli | Foto: Pixabay.com

I monti della Sicilia

Infine abbiamo la Sicilia, dove rarissimi rapaci come l’aquila di Bonelli, il falco lanario e il capovaccaio vengono catturati o uccisi da trappole posizionate da bracconieri, ed i loro piccoli o le loro uova rivenduti al mercato nero per diverse migliaia di euro.

Immagine del WWF sui crimini di bracconaggio in Italia
Una mappa del WWF dei crimini contro la fauna in Italia | Foto: “Bracconaggio Connection” WWF

Valore del bracconaggio e dei crimini di natura nel mondo

Secondo le stime rilasciate dall’Interpol e l’UNEP nel 2016, il valore del traffico illecito di specie selvatiche si aggirava intorno ai 23 miliardi di dollari l’anno. A questa cifra è obbligatorio aggiungere anche la pesca illegale, un mercato che da solo può arrivare addirittura ai 30 miliardi l’anno e che condivide le stesse finalità del bracconaggio.

Ma non finisce qui. I reati sopracitati sono solo una “piccola” parte del grande business dei crimini di natura. I crimini di natura, in aggiunta al bracconaggio e alla pesca illegale, comprendono: distruzioni di habitat, disboscamenti, estrazione di minerali e prelievo o uso di risorse naturali, fra cui lo smaltimento di rifiuti tossici. Tutto questo, ovviamente, in forma illegale. Nel complesso, quest’enorme mercato dai danni ambientali incalcolabili, ha un valore che può arrivare a 213 miliardi di dollari ogni anno. Si è calcolato che tra il 2014 e il 2016 ci fu un aumento dei crimini di natura del 26%.

Conseguenze economiche

Questo saccheggio illegale verso la natura ricade economicamente sui paesi vittima, portando ad una diminuzione del turismo, per via delle estinzioni di specie caratteristiche di quella zona o per l’impoverimento generale di habitat considerati ricchezze del territorio, che ogni anno attirano persone da ogni angolo del mondo. Un fenomeno da non sottovalutare dato che, per i paesi ricchi di biodiversità ma economicamente poveri, il turismo rappresenta la chiave per il loro possibile sviluppo nel 90% dei casi.

Le stime riportate dal WWF lasciano senza parole: a livello globale, nel 2015, il turismo ha generato entrate per 600 miliardi di dollari l’anno nelle aree protette. Inoltre, secondo valutazioni elaborate da economisti ecologici, i servizi offerti dalla natura (come ad esempio la depurazione delle acque da parte degli ecosistemi umidi, le capacità di assorbimento del carbonio da parte delle foreste o il valore natura della biodiversità per il turismo) ammontano ad un valore stimabile in circa 145.000 miliardi di dollari annui, il doppio del PIL mondiale.

Dunque, basta poco per capire che ogni singolo danno arrecato a fauna e flora di questi territori, oltre agli inestimabili danni provocati alla natura ed ai conseguenti danni ambientali, rischi di distruggere la loro prima fonte di guadagno e di sviluppo.

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