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Una pianta di cannabis
Foto: Unsplash.com

Cannabis, Disobbedienza Civile per l’Autoproduzione

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Indice

Il 4 aprile del 2020 viene ufficialmente lanciata la campagna di disobbedienza civile “#Iocoltivo”. Quest’iniziativa promossa dal team di “Meglio Legale”, Dolce Vita magazine, i Radicali e l’associazione Luca Coscioni, ha lo scopo di spronare i cittadini alla coltivazione di una sola pianta di cannabis nella propria casa.

La campagna nasce a seguito della sentenza emanata della Corte di Cassazione il 19 dicembre 2019, in cui viene dichiarato che la produzione di una modica quantità di piante di cannabis con tecniche rudimentali non è reato.

Locandina della campagna di disobbedienza civile per l'autoproduzione di cannabis "iocoltivo"
Locandina della campagna di disobbedienza civile per l’autoproduzione di cannabis “iocoltivo”

#IoColtivo, cos’è ed in cosa consiste

In Italia non è reato fumare cannabis, ma si rischiano fino a 6 anni di carcere se la si coltiva. Lo stato appalta il monopolio della cannabis alla criminalità organizzata. È ora di dire basta. È ora di disobbedire. È ora di coltivare.

IoColtivo.eu

Sono queste le parole con cui siamo accolti all’interno di www.Iocoltivo.eu. È stato dato il via ad una campagna che – come si può leggere nel proprio sito – si pone lo scopo di chiedere al Parlamento di seguire le indicazioni della più alta Corte di giustizia in materia penale e di decriminalizzare la coltivazione per uso personale di cannabis.

Si fa riferimento alla sentenza emanata a dicembre 2019 dalla Corte di Cassazione che stabiliva come “non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate all’uso personale”.

Dunque, basta affidarsi alla criminalità organizzata, basta commerci illeciti che arricchiscono le mafie e che spingo i consumatori ad avere contatti con la malavita. #IoColtivo chiede di piantare un seme di cannabis (solamente uno) nella propria casa e di postare una foto sui social con l’hastag #IoColtivo come segno di protesta verso le leggi che sfavoriscono l’autoproduzione di cannabis e che classificano questo gesto come spaccio di sostanze stupefacenti a tutti gli effetti.

Inoltre, IoColtivo si offre di dare copertura legale gratuita a tutti coloro che aderiranno alla campagna e che potrebbero riscontrare problemi con le forze dell’ordine, a patto di rendere pubblico l’iter giudiziario a cui si potrebbe andare incontro.

Chiunque può prendere parte alla disobbedienza civile, purché maggiorenni. Sono diversi i parlamentari che hanno già aderito alla protesta, postando foto e video sui diversi social network.

DECRIMINALIZZIAMO LA MARIJUANA

Una piantina per uno non fa male a nessuno. 👀#IoColtivo 🙌🏻

Posted by Luigi Sunseri on Wednesday, June 17, 2020
Un video realizzato dall’Onorevole Luigi Sunseri e pubblicato sul suo profilo Facebook

A cosa si va incontro?

Coltivare cannabis con un alto contenuto di Thc – la sostanza psicoattiva che da lo “sballo” al consumatore – è un reato punito dall’articolo 73 commi 1 e 4 del d.P.R. n. 309/90 (c.d. Testo unico stupefacenti) e risulta, dunque, spaccio di sostanze stupefacenti.

Vista la recente sentenza della Cassazione, però, c’è la possibilità che il reato non sussista e che la coltivazione venga valutata al fine ultimo di consumo personale e non di vendita a terzi. Questo perché la coltivazione domestica – ossia quell’attività svolta in maniera elementare, senza l’utilizzo di mezzi sofisticati e con un numero ridotto di piante – potrebbe essere considerata finalizzata ad un utilizzo personale del prodotto, il che è ritenuto ammissibile.

Tutta via, la sentenza della Cassazione non è una legge ed il rischio di incombere in un’indagine penale, una perquisizione o addirittura un processo, non può essere escluso. Inoltre, è bene specificare che il possesso di droghe leggere come la cannabis, anche se non derivanti da una propria coltivazione, è sanzionato a livello amministrativo dall’articolo 75 del d.P.R. 309/90.

Cannabis, parlano i numeri

Il fine ultimo di questa protesta è quello di ottenere un risultato che potrebbe essere storico per il nostro Paese: legalizzare la cannabis. Dietro questo obbiettivo non c’è solo la possibilità di permettere ai consumatori di cannabis di poter coltivare loro stessi il prodotto che desiderano a prezzi più accessibili e di qualità senza dubbio maggiori rispetto a quelli offerti dal mercato nero, ma c’è anche un lato economico da considerare.

In un articolo del Fatto Quotidiano realizzato da Michele Usuelli, Consigliere regionale della Lombardia – anch’egli aderente al progetto IoColtivo -, viene specificato il perché andrebbe legalizzata la cannabis ed i motivi per cui questa campagna sia valida e giusta per il nostro Paese.

Delle piante di cannabis
Si stima che siano almeno 100 mila le persone che già oggi coltivano cannabis per uso personale | Foto: Unsplash.com

Il valore del mercato illecito legato alla vendita di sostanze stupefacenti si aggira intorno ai 30 miliardi di euro l’anno e, di questo mercato, la vendita di cannabis o hashish comporta poco meno della metà della cifra totale.

Mai come oggi, dopo che l’Italia intera si è fermata a causa della pandemia coronavirus – in cui la cannabis, in quel caso light, ha sia aiutato i nostri medici sia contribuito in maniera sostenibile per la produzione di disinfettanti per le mani -, il Paese ha bisogno di una spinta economica non indifferente. Proprio questa pianta può essere la giusta risposta per attenuare gli effetti della crisi economica del nostro Stato per 5 motivi:

  1. Sottrarre soldi alle mafie che a loro volta utilizzano i gudagni illeciti nel mercato legale con un grande potere di investimento
  2. Risparmiare 541 milioni di euro in spese di magistratura e carcerarie e 228 milioni in ordine pubblico e alla sicurezza
  3. Risolvere il problema del sovraffollamento carcerario (si stima che un terzo dei detenuti siano stati arrestati per aver infranto il Testo Unico sugli Stupefacenti)
  4. Creare nuovi posti di lavoro (la filiera di produzione completa potrebbe comprendere 350 mila nuovi lavoratori)
  5. Permettere allo Stato nuove entrate fiscali derivanti dalle imposte sulla vendita dei prodotti (stima di 5/7 miliardi l’anno) o dalle tasse versate dai lavoratori del settore (circa 1,5 miliardi annui il gettito Irpef per l’impiego di circa 350 mila lavoratori)

Oltre l’economia

Dei barattoli di vetro contenete cannabis e delle mani in procinto di rollare una canna
In Italia la cannabis terapeutica viene prescritta per curare e gestire i sintomi di molte patologie tra cui: il dolore nella sclerosi multipla o nelle lesioni del midollo spinale, il dolore cronico di origine neuropatica o oncologica, per il glaucoma, per la sindrome di Tourette, per nausea causata da chemioterapia, radioterapia, terapie per l’Hiv e anoressia | Foto: Unsplash.com

C’è un altro lato della cannabis che non può essere messo in secondo piano: quello terapeutico. In Italia è possibile fare uso di cannabis terapeutica se prescritta dal proprio medico ed acquistarla direttamente in farmacia.

Il problema principale è che la quantità di cannabis terapeutica disponibile nel nostro Paese non soddisfa il fabbisogno dei pazienti italiani e spesso questi ultimi non riescono ad accedere alle cure. Inoltre, non tutti i medici sono aperti a questo tipo di terapie e riuscire a farsi prescrivere la cannabis può risultare complicato. Come se non bastasse, i prezzi sono abbastanza elevati e dunque non accessibili a chiunque.

Se venisse data la possibilità di coltivare cannabis ad alto contenuto di Thc senza incorrere in sanzioni e senza essere riconosciuti dallo Stato come spacciatori, si riuscirebbe ad ovviare anche a questo problema. Sono già 13 anni che la cannabis terapeutica è stata riconosciuta in Italia, ma sono poche o nulle le risposte da parte del governo verso chi chiede una regolamentazione del mercato ed una maggiore flessibilità legislativa verso chi vuole produrre cannabis per un uso personale ricreativo e per la propria salute.

La legge ingiusta è in sé e per sé una specie di violenza. A maggior ragione lo è il venire arrestati per averla infranta.

Gandhi
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