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Finito il Lockdown, le Emissioni di Gas sono Aumentate (di nuovo)

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Dunque, dove eravamo rimasti? Ai dati che ci dicevano che le emissioni di gas soprattutto durante marzo e aprile (i mesi nei quali il lockdown era stato più duro e diffuso praticamente ovunque) erano drasticamente calate. I viaggi e gli spostamenti erano proibiti, se non quelli necessari per improrogabili impegni lavorativi, tanto che la stessa industria del petrolio era minacciata e in crisi per via del drastico calo della domanda.

Le stime di scienziati e agenzie esperte nel settore parlavano di un taglio del 17% complessivo. Ma gli stessi esperti avvisavano concordi che i risultati raggiunti erano il frutto di una congiuntura eccezionale e che i benefici per l’ambiente non potevano diventare strutturali senza un adeguata pianificazione energetica. C’era il rischio, avvertivano, che, passata la fase più acuta della pandemia, l’inquinamento sarebbe tornato a crescere come e più di prima, per recuperare il tempo perduto.

Aumentano le emissioni

Come spiegano i dati molto dettagliati raccolti da ICOS (acronimo di Integrated Carbon Observation System), osservatorio di ricerca su inquinamento e cambiamento climatico, le principali motivazioni nel crollo delle emissioni di gas erano legate sia al minor congestionamento delle città, con le corse dei trasporti pubblici ridotti al minimo, sia al traffico aereo, quasi completamente azzerato.

Non appena tutte le nazioni hanno cominciato ad ammorbidire le misure messe in atto per rallentare il contagio e a permettere alle persone di ricominciare, seppur con qualche accorgimento supplementare, la propria routine quotidiana, anche le emissioni hanno ricominciato ad aumentare.

Aerei causano emissioni
Gli aerei, grandi assenti, torneranno a circolare in forze
Photo by John Cameron on Unsplash

Corinne La Quer, professoressa e autrice dello studio citato sopra, ha detto allarmata che non si aspettava che le cose si rimettessero in marcia così presto e così velocemente; chiosando “Sarebbe terribile se tornassimo alla normalità”. Infatti siamo ancora al di sotto della media delle emissioni di gas rispetto allo scorso anno, ma le previsioni ci dicono che potremmo farle calare solo del 5% circa.

Un risultato storico se si pensa che un calo del genere non c’è mai stato dai tempi della seconda guerra mondiale, ma insoddisfacente se si pensa che gli obbiettivi delle Nazioni Unite parlano di un miglioramento annuale del 7,5% circa fino al 2030.

Ma ricerche recenti mostrano come già in Cina (vedremo quanto i nuovi focolai scoperti a Pechino modificheranno questa situazione) le emissioni siano tornate ai livelli pre Covid-19. L’analista a capo di CREA, centro di ricerca per l’energia e l’aria pulita, Lauri Myllyvirta ha sottolineato anche che le industrie più inquinanti sono quelle che sono ripartite più velocemente.

Non è solo un problema cinese, infatti, l’Europa rischia di accodarsi all’andazzo del gigante asiatico. In Inghilterra, Italia, Francia e Germania il traffico è tornato a essere una costante della vita cittadina. Per di più, in questo momento, il pericolo di poter contrarre il Coronavirus potrebbe ritorcersi contro i mezzi di trasporto pubblico (già debilitati nella loro azione a causa del distanziamento imposto) e incentivare alla circolazione privata.

Le strade vuote, dei mesi di lockdown, sono un lontano ricordo ormai. E le emissioni di gas ricominciano ad aumentare
Photo by RayBay on Unsplash

Ed ecco che, in un momento del genere, diviene sempre più importante la politica che dovrebbe preoccuparsi di ricostruire finanziando iniziative legate allo sviluppo delle energie rinnovabili e istruendo la popolazione a un consumo più intelligente e controllato delle risorse a disposizione. In Germania si prova a incentivare l’utilizzo proprio dei mezzi pubblici tramite sistemi di abbonamento annuali, mentre in Inghilterra sono in progetto numerose piste ciclabili. L’impatto che avranno è però ancora incerto.

Molto più sicuro è l’impatto ambientale che avrà la deregulation che Donald Trump sta portando avanti negli ultimi mesi. Con la scusa di far ripartire un’economia falcidiata dalle chiusure delle attività e dai milioni di posti di lavoro persi (e di lavoratori che chiedono i sussidi di disoccupazione), il presidente sta mettendo in atto una serie di riforme volte ad allentare le norme della presidenza Obama.

Un argomento poco discusso, in un’America che sta vivendo uno dei momenti più tragici della propria storia, ma forse proprio per questo ancor più significativo.

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