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Coronavirus e Inquinamento: Facciamo Chiarezza

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In questi giorni non si parla d’altro. L’inquinamento – rinomato problema nella Pianura Padana – sta davvero favorendo il contagio da Coronavirus? Medici, scienziati e ricercatori mandano avanti un continuo dibattito fatto di botta e risposta dove si smentiscono a vicenda, creando più di qualche dubbio nei lettori e portando, inevitabilmente, alla diffusione di fake news.

Cerchiamo dunque di fare chiarezza su questo argomento che sta bombardano social, giornali e televisioni.

(Una ricercatrice in un laboratorio di analisi)

Il perché di questa polemica

Tutto è iniziato quando, alcuni giorni fa, scienziati e ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale, dell’Università di Bari e dell’Università di Bologna hanno rilasciato un position paper in cui dichiaravano che il rapporto fra inquinamento e numero di contagiati da Coronavirus è direttamente proporzionale.

In questi papers si sosteneva che nelle aree più inquinate, dove la presenza di polveri sottili – le famosissime pm10 su tutte – è maggiore rispetto ad altre zone d’Italia, la diffusione del virus è favorita e che queste polveri agiscano da “mezzi di trasporto” del virus, permettendogli anche una sopravvivenza più lunga a contatto con l’aria.

Le obiezioni non sono tardate ad arrivare. La prima è giunta dal movimento dei ‘Biologi per la Scienza’, tramite la loro pagina Facebook, i quali sostengono che un position paper sia un articolo formato da ipotesi e opinioni più che da dati scientificamente provati – e che, inoltre, esso sia stato pubblicato senza avere un confronto con la comunità scientifica.

Dunque è tutto falso? No. L’intento del movimento dei ‘Biologi per la Scienza‘ non è certamente quello di sminuire il lavoro dei ricercatori: l’unica richiesta che viene fatta è che le tesi esposte siano dimostrate scientificamente prima di venire divulgate.

A seguito di tale dichiarazioni, non tarda ad arrivare la risposta del SIMA ( riportata su Repubblica.it) che dichiara:

E’ vero che si tratta di un position paper, ma sono state prese in considerazione delle evidenze scientifiche con una ricca bibliografia che, invece, non viene citata dai Biologi per la Scienza che tra l’altro nemmeno si ‘firmano’ con nome e cognome. Inoltre abbiamo uno studio in corso che sta per concludersi e che andrà in pubblicazione. La nostra ricerca sta prendendo in esame anche altre evidenze e non solo la correlazione tra le curve anomale di crescita dell’infezione nelle regioni del Nord Italia ma anche altri parametri di carattere epidemiologico.

Alessandro Miani, presidente della Sima

Anche l’Ordine Nazionale dei Biologi, interpellati ancora una volta dalla Repubblica.it, si dissocia dalle affermazioni del movimento dei ‘Biologi per la Scienza’ – cerchiamo di non confondere i due enti: la situazione è già abbastanza confusionaria – con una dichiarazione del proprio presidente:

Si tratta di tre neolaureati in cerca di pubblicità e non credo che abbiamo qualifiche tali da potersi permettere di mettere in discussione le posizioni delle società scientifiche e delle prestigiose università di Bologna e di Bari che hanno redatto il documento. Noi prendiamo le distanze da queste dichiarazioni e ci atteniamo a quanto sostengono le società scientifiche e le università coinvolte, tanto più che spesso abbiamo lanciato allarmi sui danni a breve e a lungo termine che l’inquinamento può arrecare alla salute.

Vincenzo D’Anna, presidente dell’Ordine Nazionale dei Biologi

Non è dello stesso avviso, però, la Società italiana di aerosol che – in un comunicato firmato da oltre 70 scienziati di diversi enti – sostiene inesatta questa correlazione specificando che gli studi su tale argomento sono ancora troppo poco approfonditi e che non esistono prove sufficienti tali da giustificare determinate dichiarazioni.

Essi affermano che, sì, l’esposizione a tali poveri aumenta le probabilità di contrarre malattie di tipo respiratorio – specialmente in città con un maggiore livello di inquinamento, come nella Pianura Padana e quindi, ovviamente, in Lombardia – ma che comunque non sia ancora del tutto dimostrato alcun effetto di maggiore suscettibilità al contagio dovuto alle polveri.

Non si è fatta attendere la risposta degli autori del position paper che in una nota congiunta ribadiscono:

Nessuna ipotesi fantasiosa. Il position paper che abbiamo pubblicato parte da evidenze scientifiche riportate in numerosi studi di letteratura in merito. Molte ricerche hanno messo in relazione la velocità di diffusione dei contagi virali con le concentrazioni di particolato atmosferico, che può costituire un efficace vettore per il trasporto, la diffusione e la proliferazione delle infezioni virali

Nota congiunta di esperti e ricercatori della Sima, UniBa e UniBo
(Gas di scarico delle auto)

Con tanti membri della comunità scientifica che esprimono la propria opinione – mentre, contemporaneamente, smentiscono quelle degli altri colleghi – e con pareri così discordanti fra loro, è facile per chi legge entrare in confusione.

Una cosa è certa: l’inquinamento indebolisce il nostro corpo rendendoci più fragili e meno capici di difenderci da patogeni più o meno aggressivi. Se a tutto questo sommiamo un virus che attaccano il sistema respiratorio, già insidiato dalla pessima qualità dell’aria che respiriamo ogni giorno, è chiaro che i risultati non possono che essere catastrofici come quelli che stiamo vivendo nella zona più inquinata del continente europeo.

All’interno di questo ingarbugliato groviglio di pareri scientifici discordanti rimane una speranza comune – che deve essere una necessità più che un ideale – e cioè ridurre le emissioni. Sappiamo che è possibile visti i risultati ottenuti in Lombardia, Venezia e Cina grazie alle misure assunte dai governi per far fronte all’epidemia: quindi non ci sono più scuse. Bisogna mettere da parte le discordie e puntare a un futuro più verde e sostenibile – prima che sia troppi tardi.

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