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Mehndi con Henné naturale
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Henné: 3 Cose da Sapere prima di Utilizzarlo

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Indice

Si sente spesso parlare di henné, in differenti ambiti e contesti. Ma, esattamente che cos’è? Da da dove nasce questo metodo naturale di tintura (e non solo)?

All’origine troviamo la Lawsonia inermis, nota col nome comune di henna – o meglio conosciuta col corrispondente francese henné, un arbusto spinoso della famiglia delle Lythraceae.

La Pianta di Henné

La pianta arbustiva Lawsonia inermis fa parte della famiglia delle Litracee, detta anche Alcanna d’Oriente, originaria dell’Arabia e coltivata già nel mondo antico. La pianta di henné era famosa soprattutto per via delle foglie, che – oltre a varie sostanze tanniche, resinose, zuccherine e altro – contengono una sostanza colorante giallognola, che all’aria diventa rossastra (conosciuta meno comunemente come lawsone).

La molecola colorante dell’henné è il lawsone (C10H6O3), una sostanza di colore rosso arancione che è presente nelle foglie della pianta.

In tutta l’Africa settentrionale e in vari Paesi dell’Oriente l’estratto di foglie di henné viene usata da tempo immemorabile in cosmetica e per le pitture corporali. Inoltre, specialmente fra gli Arabi, veniva utilizzata anche per tingere cuoio, legno e – con l’aggiunta di solfato di ferro e albume – la seta, alla quale conferisce un colore nero di bellissimo aspetto.

In Occidente viene utilizzato in cosmetica, soprattutto per preparare tinture per capelli note genericamente col termine francese henné: le foglie raccolte vengono essiccate, polverizzate e setacciate per creare la famosa polvere riflessante colorante. Per ottenere una gamma di colori più variegata, spesso l’henné viene mescolato con l’indaco e con la Cassia obovata.

La pianta è originaria del Medio Oriente (la zona della Mesopotamia e dell’antico Egitto, per intenderci). In Nordafrica e India viene usata per tatuaggi temporanei su mani e piedi nei matrimoni e altri riti religiosi come mehndi – ma anche per la tintura dei capelli. La conoscenza delle proprietà coloranti e antisettiche risale a tempi antichissimi; se ne trovano tracce fin nelle mummie egiziane

1) Henné e usi tradizionali

Le capacità coloranti dell’Hennè e le sue proprietà curative sono conosciute da millenni: basti pensare che sono state trovate tracce di polvere di Hennè persino nelle più antiche mummie egiziane. Addirittura, si è scoperto che i capelli della mummia di Ramesse II erano stati colorati con l’Hennè.

Le più antiche civiltà – come i Babilonesi, gli Assiri e i Sumeri – hanno utilizzato l’Hennè per tatuare la pelle, inizialmente riservandone l’uso a re e sacerdoti. Mentre in Iraq, Palestina ed Egitto sono stati ritrovati alcuni manufatti – databili intorno al 1400 a.C. – che raffigurano fanciulle con mani ed unghie decorate con Hennè.

Il tatuaggio ad hennè tra riti ancestrali e stregoneria

Pare che fra i primi a diffondere l’uso a scopo puramente ornamentale del tatuaggio con Hennè siano stati i popoli Canaaniti: le loro donne lo utilizzavano già in tempi antichissimi e in seguito l’uso si diffuse anche fra gli Ebrei, nel periodo storico della nascita di Cristo. L’arte del tatuaggio con l’Hennè raggiunse gli altri popoli in età romana, ma in seguito l’uso si perse, perché la Chiesa cattolica la condannò come pratica pagana e come manifestazione di stregoneria.

Tatuarsi per raccontare una storia: inizia tutto dall’hennè e dal suo utilizzo, dall’Asia all’Africa.

Con l’avvento dell‘Islam, l’uso tradizionale del tatuaggio con l’Hennè fu assorbito dalle popolazioni che praticano questa fede. Oggi l’uso dei tatuaggi con l’Hennè è diffuso in tutti i paesi arabi.

Tatuaggi con Hennè in Africa

Nell’Africa Settentrionale iniziò a diffondersi fra il 1700 e il 600 a.C.: qui nasce la tradizione del tatuaggio con Hennè in Marocco, dove le donne Bèrbere usano la propria pelle per esprimere la loro arte, raccontando così attraverso il proprio corpo i riti ancestrali.
I disegni sono molto vari ed alcuni hanno precisi significati:

  • tatuarsi la “mano di Fatima”, che secondo la tradizione era la figlia minore di Maometto, fornisce protezione a chi ne porta l’effigie sul viso, sul collo o su un braccio.
  • Una stella a cinque punte serve invece a spaventare, sempre secondo le antiche tradizioni Bèrbere, gli spiriti malvagi.
  • Una croce tatuata sul calcagno difende da eventuali inseguitori malintenzionati.
  • Il tatuaggio di un uccello stilizzato preserva genericamente dal male.

Proprio perché l’arte dei tatuaggi ha origini antichissime, nel corso degli anni il suo uso si è modificato ed evoluto. Anticamente, infatti, si usava semplicemente spalmare i palmi delle mani e dei piedi con l’Hennè, per conferire la colorazione a tutta la superficie, ma col tempo è nata l’arte dei disegni, che si sono perfezionati diventando a volte anche molto complessi, differenziandosi nello stile secondo i luoghi e i tempi.

Mehndi: tatuaggio temporaneo eseguito con henné naturale rosso dipinto su mani e piedi. viene utilizzato per il rito nuziale soprattutto in Africa Mediterranea e in oriente.


Nel Nord Africa gli usi decorativi dell’Hennè variano secondo la cultura di ciascun paese: nelle zone orientali l’utilizzo popolare predilige le decorazioni per abbellire la sposa in vista del rito nuziale, invece in altre zone si usa l’Hennè nelle cerimonie che celebrano le nascite, le circoncisioni e altre festività, come ad esempio la fine del Ramadan, come simbolo di buon augurio.

Tatuaggio con Hennè in India

In India l’Hennè ha ricoperto il ruolo di rito propiziatorio per aiutare l’uomo ad ottenere i favori della divinità, oltre che per pronosticare il destino. L’ornamento del corpo è legato non solo alla celebrazione della figura umana, ma anche a un tentativo di collegare la corporeità con lo spirito.

Prima del rito del matrimonio è consuetudine che lo sposo regali Hennè alla promessa sposa, che lo utilizzerà per decorare il proprio corpo quale strumento di bellezza e di seduzione nei confronti del futuro marito. Le decorazioni assumono un linguaggio simbolico dai valori esoterici e magici, come ad esempio il triangolo, che nella tradizione religiosa indiana rappresenta la trinità divina Brahma, Shiva e Vishnu.

tatuaggio temporaneo eseguito con henné naturale rosso come simbolo benaugurante e di protezione
Tatuaggio temporaneo eseguito con henné naturale rosso come simbolo benaugurante e di protezione.

Anche se lo scopo originario del tatuaggio con Hennè è quello del rito religioso, esso rappresenta comunque una forma d’arte legata alla creatività femminile: le donne orientali per molto tempo hanno preservato il segreto della tecnica del tatuaggio con Hennè, e, infatti, questa usanza si è diffusa solo in tempi abbastanza recenti anche in Europa, dove ha perso l’originario significato rituale.

Tatuaggio con Hennè in Occidente

Oggi il tatuaggio con l’Hennè nei paesi Europei è piuttosto diffuso e ha implicato un influsso della creatività occidentale sulla tipologia dei disegni, che possono variare dal classico disegno floreale molto ornato di tipo orientale a simboli etnici o tribali, oppure spade, nomi, animali, rose, opere d’arte, draghi, simboli polinesiani, o ideogrammi cinesi.

C’è chi sperimenta il tatuaggio temporaneo perché non sopporta il dolore che un tatuaggio permanente comporta, poiché questo è eseguito con l’inserimento di colore nel derma tramite aghi; c’è chi lo fa solo per togliersi il desiderio di un tatuaggio, senza dover portare per sempre segni indelebili sul proprio corpo, mentre alcuni lo utilizzano come “prova generale” per verificare il disegno scelto, prima di passare al tatuaggio permanente.

Insomma, nel passaggio da Oriente a Occidente il tatuaggio con hennè ha perduto il suo ancestrale valore spirituale, diventando un ornamento temporaneo senza dover necessariamente tramandare particolari valori simbolici.

2) Henné e usi cosmetici

L’hennè rappresenta una alternativa naturale alla classica tintura dei capelli. Negli anni passati è emersa come una moda ecologista e nel tempo si è sempre più diffusa.

L’hennè naturale svolge delle azioni positive sui capelli, note in ambito tricologico: permette di renderli più disciplinati e più lisci, inoltre è seboregolatore e migliora i capelli rovinati. Agisce sul cuoio capelluto con un effetto riequilibrante, utile per combattere la seborrea e la forfora grassa.

Nonostante l’hennè naturale non sia dannoso per i capelli, appena utilizzato può seccarli leggermente, ma è una conseguenza che nel giro di un paio di lavaggi va via, lasciando i capelli più sani e luminosi. Spesso le persone confondono l’hennè (che è solo la lawsonia) con altre piante quali cassia e indigo e di frequente le erboriste confondono la cassia con l’hennè naturale.

Bisogna fare molta attenzione nella scelta del prodotto ed evitare composti scadenti magari addizionati da sostanze chimiche nocive o addirittura metalli (sali metallici).

Henné naturale tinge i capelli di rosso
In commercio esistono diverse erbe e miscele tintorie, ognuna adatta a raggiungere una determinata tonalità, ma l’hennè è uno solo e tinge di rosso.

L’hennè possiamo trovarlo in erboristeria in due versioni: l‘hennè naturale o hennè puro (sarebbe lawsonia pura al 100%, senza nessun’altro ingrediente) e l’hennè con aggiunta di picramato (chiamato anche hennè rinforzato, hennè rosso forte, rosso vivo, mogano, hennè picramoso), che indica un’aggiunta chimica non dannosa per i capelli, se la sua quantità è limitata.

  • Henné naturale

Vira più sull’arancio e necessita di tempi di posa molto lunghi, minimo 3 ore per avere dei risultati visibili. Maggiore sarà il tempo di posa, maggiore sarà il risultato. Può essere usato senza problemi anche su capelli tinti, dopo la preparazione ha bisogno di ossidarsi quindi non va applicato subito sui capelli.

  • Henné picramoso

Da’ una colorazione più forte e intensa dell’altro, sul rosso fuoco e appena fatta scurisce i capelli. Il tempo di posa è molto ridotto rispetto a quello dell’hennè naturale. Un paio d’ore possono garantire risultasti più evidenti. L’hennè picramoso, se usato su capelli tinti di recente, può rovinarli molto, quindi conviene fare una prova su una ciocca. Questo tipo di hennè non ha bisogno di ossidarsi, in quanto il colore, una volta preparato, viene subito rilasciato.

Dobbiamo sottolineare che il Picramato (o Picrammato) di sodio è un colorante sintetico di colore rosso, iscritto nel registro ministeriale delle sostanze pericolose e nocive per l’organismo. Tuttavia i suoi effetti nocivi dipendono dalla quantità utilizzata. Secondo uno studio tossicologico (Journal of the American College of Toxicology) la percentuale dello 0,1% di picramato di sodio in una tintura per capelli risulta non tossica, mentre allo 0,2% potrebbero aversi delle reazioni cutanee, come allergie o altri effetti indesiderati.

Ecco perché è meglio preferire sempre l’ hennè puro e controllare con attenzione la dicitura INCI (ingredienti) sulla confezione.

Cosa succede ai capelli dopo aver applicato l’hennè? L’hennè non schiarisce i capelli e non li tinge: non esistono gli hennè capelli biondi, hennè capelli castani, hennè capelli neri. L’hennè agisce come uno strato di colore che si va ad aggiungere alla tonalità naturale del capello che, ad ogni sovrapposizione, diventa più scuro. Il suo colore tende sempre al rosso.

L’hennè è una colorazione che ricopre il capello come una pellicola ed è poi difficile da eliminare se si desidera cancellare i riflessi rossi. Sopra ad un hennè realizzato da poco non prende nessuna colorazione. Quindi per cambiare colore dei capelli eliminando il rosso sarà necessario aspettare molto tempo oppure effettuare una decolorazione e quindi una tinta.

Un’applicazione intensa di hennè scurisce abbastanza il colore di partenza, ma dopo qualche lavaggio la colorazione scaricherà e tornerà chiara come prima. In ogni caso, se non si applica l’hennè troppo spesso, ma si lascia al colore il tempo di scaricare prima di riapplicarlo, i capelli non diventeranno permanentemente più scuri.

3) Henné e usi terapeutici

Spesso elementi di origine naturale agiscono in maniere diverse e sensibili sul corpo umano: per esempio, le foglie dell’henné mostrano anche attività anti fertilità. I fiori e i frutti sono considerati emmenagoghi (stimolano le mestruazioni). Il lawsone risulta avere un’azione antifungina, antibatterica, antitumorale, proprietà antispasmodica e blanda attività di Vitamina K.

Nei paesi di origine (Nord-Africa) le foglie e la corteccia di Hennè sono usate dagli arabi e dai berberi, nella terapia delle ferite, delle piaghe e di diverse malattie della pelle dell’uomo e degli animali.

lawsonia inermis utilizzata anche a scopi terapeutici
Lawsonia Inermis – ossia la foglia di hennè – utilizzata anche a scopi terapeutici.

Le foglie, per la loro azione astringente cutanea, vengono usate per lozioni toniche della pelle e del cuoio capelluto ed, inoltre, come antiforfora, per la tintura dei capelli e della barba, delle palme delle mani e delle unghie (Libia).

Superbi, Carlo e Crispolti hanno studiato l’azione dell’Hennè sull’utero di cavia gravido o vuoto, ed hanno trovato che la somministrazione dell’estratto o dell’infuso al 10% agisce sulle contrazioni delle fibre longitudinali aumentandone notevolmente l’ampiezza e leggermente la frequenza.

Le fibre circolari vengono influenzate soltanto debolmente e non sempre l’azione della droga riesce a regolarizzarne il ritmo. Secondo gli autori l’Hennè sarebbe l’unico vegetale capace di esplicare sull’utero una azione qualitativamente simile a quella dei preparati ipofisari.

L’azione oxitocica delI’Hennè sarebbe confermata dal fatto che nei paesi di origine (Tripolitania, specialmente) gli indigeni l’usano a scopo abortivo.

Attualmente l’Hennè è impiegato quasi esclusivamente in cosmetica per la preparazione di lozioni e di tinture per capelli; più raramente viene impiegato, per uso esterno, nel trattamento di ulcerazioni, di piaghe e di ferite.

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