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Il Buco dell’Ozono si sta chiudendo: è davvero una buona notizia?

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Innanzitutto, un po’ di chiarezza. Di cosa parliamo esattamente quando ci riferiamo al “Buco dell’Ozono”? Per evitare luoghi (fin troppo) comuni e gaffe da ignoranza, segue una breve – ma preziosa – lezioncina di chimica.

Nella parte più esterna dell’Atmosfera Terrestre – che, come tutti abbiamo studiato a scuola, circonda e protegge il nostro pianeta ed è composta da numerosi gas – si trova uno strato di Ozono, chiamato Ozonosfera. Questo particolarissimo gas serra, sebbene sia molto dannoso se respirato a bassa quota, ha una funzione molto importante: ci protegge da pericolose radiazioni ultraviolette.

Durante l’inverno lo strato di Ozono si forma al di sopra delle zone tropicali del nostro pianeta, dove le temperature sono più alte e i raggi solari più forti. Contemporaneamente, al di sopra dei Poli – qui, al contrario, le temperature sono bassissime – si formano dei “vortici” densi di Cloro, originatosi naturalmente da Clorofluorocarburi (CFC).

All’arrivo della primavera l’Ozono (a causa delle circolazioni globali) affluisce violentemente ai Poli. Qui si ritrova ad interagire con le molecole di Cloro, il qualeper cause chimiche che ora non sto qui a spiegare perché veramente complessedistrugge l’Ozono. Ciò avviene specialmente al Polo Sud, cioè in Antartide. Ed ecco qui: si perfora l’Ozonosfera e si assiste al fenomeno denominato come “Buco dell’Ozono”. Alla fine della primavera questo complesso ciclo chimico s’interrompe e il “buco” si richiude.

Le radiazioni UV-B che raggiungono la superficie terrestre sono filtrate dallo strato di ozono in alta atmosfera. Queste radiazioni sono dannosissime per la pelle e gli occhi. Inoltre, possono causare una parziale inibizione della fotosintesi delle piante: è un rischio per tutto l’ecosistema.
(photo by Isaac Jarnagin | Unsplash)

Dagli anni Ottanta il Buco dell’Ozono si è pericolosamente allargato

I responsabili sono loro: i Cluorofluorocarburi (CFC). Agli inizi degli anni ottanta, gli scienziati hanno osservato che lo strato di Ozono si stava assottigliando sempre di più – molto più di quanto accadesse normalmente – e che, quindi, il buco si stava allargando. Come mai? Semplice: per colpa dell’uomo. I CFC non si trovano solamente in natura: sono stati sintetizzati chimicamente nello scorso secolo e, da allora, sono stati emessi quotidianamente dai paesi industrializzati. I gas CFC reagiscono chimicamente con l’ozono stratosferico provocandone l’assottigliamento e, di conseguenza, l’allargamento del “buco” sopra le regioni polari.

Nel 1987 viene firmato il Protocollo di Montréal – che ha limitato (e poi bloccato quasi del tutto) la produzione di gas CFC. L’accordo sembra funzionare: nel 2016 il MIT annunciato che il buco nell’ozono si è ridotto di circa 4 milioni di km quadrati rispetto all’anno 2000 – quando ha raggiunto la sua massima espansione. Gli scienziati ipotizzano che, proseguendo con questa tendenza, il risanamento permanente del buco nell’Ozono si avrà intorno al 2050.

Il Buco dell’Ozono si restringe anche a causa dei Cambiamenti Climatici

La riduzione drastica del Buco dell’Ozono non è stata causata solamente dalle stringenti misure intraprese contro i CFC, ma da fattori ben più importanti. Il restringimento del Buco dell’Ozono – secondo gli scienziati della Nasa – è un segno evidente degli effetti del Riscaldamento Globale: la distruzione dell’Ozono da parte del Cloro – fenomeno che, ricordiamolo, avviene già in natura – viene infatti inibita dalle straordinariamente alte temperature. Quindi, ricapitolando: il Buco dell’Ozono si sta chiudendo perché abbiamo smesso di produrre CFC sinteticamente (e in grandi quantità) – ma questo fenomeno è accelerato dai Cambiamenti Climatici che stanno alzando le temperature di tutto il Globo.

Gli sconvolgimenti che i Cambiamenti Climatici attuano sui cicli vitali del nostro pianeta e sulle circolazioni atmosferiche – che determinano il formarsi dell’Ozono ai Tropici e il suo spostamento ai Poli – saranno catastrofici e imprevedibili. Inoltre, dallo scorso secolo l’uomo ha sintetizzato – per poi abusarne – sostanze dannosissime per l’atmosfera (ben peggiori dei CFC).

Due pinguini in Antartide, zona in cui La formazione del Buco dell'Ozono è molto più frequente
La formazione del Buco dell’Ozono è molto più frequente in Antartide: qui il vortice polare è più freddo e più intenso – perché meno disturbato dalle correnti oceaniche o dalla presenza di terre vicine.
(Photo by Torsten Denderichs | Unsplash)

Negli ultimi anni gli scienziati hanno osservato un trend ambivalente: mentre il buco dell’ozono propriamente detto – quello al di sopra dei poli, specialmente in Antartide – si sta assottigliando sempre più, nelle altre aree del pianeta la concentrazione di ozono atmosferico sta inesorabilmente diminuendo. Dovremmo aspettarci quindi che, sebbene ai Poli il buco dell’Ozono non sarà più un problema, nel resto del mondo invece potrebbe diventarlo. Questo fenomeno sarebbe maggiore nella parte più bassa dell’atmosfera – quella più a contatto con gli esseri umani. Ed è addirittura osservabile ad occhio nudo.

Il grande problema è che i danni causati da questa riduzione dell’ozono nel resto del mondo potrebbero essere molto più catastrofici rispetto a quelli che si avrebbero in Antartide: le radiazioni UV oltre ad essere più intense, colpiscono molto più direttamente le persone perché, a differenza dei Poli, queste latitudini sono densamente abitate. Quindi sì, potrebbe diventare un bel problema.

Quest’anno si è registrato un Buco dell’Ozono molto importante. Perché?

Come abbiamo già notato, il Buco dell’Ozono è un fenomeno che si registra molto più frequentemente in Antartide (il Polo Sud). Tra Febbraio e Marzo del 2020, invece, le sonde hanno riscontrato il più grande Buco dell’Ozono mai visto nell’Artico – cioè al Polo Nord. Nonostante sia un evento che potrebbe negare il trend “positivo” sulla progressiva chiusura del Buco dell’Ozono ai Poli, in realtà si tratta di un falso allarme.

Questo evento è accaduto perché le temperature registrate al Polo Nord sono state eccezionalmente basse, agevolando la rottura delle molecole di Ozono da parte dei CFC. Ultimamente, invece, le temperature medie dei Poli sono state altissime: conseguenza evidente del Riscaldamento Globale. Nelle prossime settimane a causa dell’aumento delle temperature – con l’arrivo della primavera – il buco nello strato di Ozono al Polo Nord scomparirà da solo.

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