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Il Coronavirus potrebbe portare una carestia dalle proporzioni bibliche

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“Abbiamo raggiunto la luna 50 anni fa, ora parliamo di andare su Marte, ma non riusciamo a sfamare tutti sul nostro pianeta”, queste erano le parole, circa un anno fa, di Arif Husain, economista capo del WFP, il programma mondiale alimentare dell’ONU. Una realtà che, se era drammaticamente vera nel 2019, ora verrà ingigantita da una crisi sanitaria travolgente.

Cos’è il WFP e quali sono i suoi obiettivi

Nato nel 1961, il World Food Programme fu pensato per fornire aiuti alimentari tramite il sistema delle Nazioni Unite con l’intenzione sia di arrivare dove guerre e conflitti causano carestie sia dove gli aiuti alimentari sono una componente fondamentale per sostenere lo sviluppo in paesi poveri. Nell’agenda 2030, stilata dall’ONU nel 2015, uno degli obiettivi principali fu indicato nella lotta contro la fame nel mondo. Raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile: questi sono i pilastri dell’azione che il WFP con i suoi partner sta mettendo in atto. Le azioni di supporto materiale sul campo si accompagna a un lavoro di studio sulle aree del mondo più esposte al rischio.

In particolare ogni anno viene rilasciato un report dettagliato in cui si fa il punto della situazione mondiale. Il report, pubblicato da poco, stima che ci sono circa 135 milioni di persone che soffrono in maniera acuta la fame. La maggior parte (circa 77 milioni) di queste sono in paesi in cui l’insicurezza alimentare è correlata principalmente a conflitti in corso; ma è sempre più crescente (circa 34 milioni) il numero di chi ha sempre meno da mangiare a causa di problematiche legate al cambiamento climatico. Ma, come avvisa in apertura lo stesso report, i dati sono riferibili a un mondo nel quale la pandemia di Coronavirus non si era ancora affacciata.

Secondo il WFP il Coronavirus potrebbe essere causa di una terribile carestia | Photo by Seth Doyle on Unsplash

Coronavirus, l’allarme lanciato dal WFP

I toni usati da David Beasley, il direttore del WFP sono stati allarmanti.

“Oggi, con il Coronavirus, non stiamo solo affrontando una pandemia su scala globale, ma anche una catastrofe umanitaria mondiale. Milioni di civili che vivono in nazioni segnate dai conflitti, tra cui molte donne e bambini, affrontano il rischio di morire di fame, con lo spettro della carestia che diventa una possibilità reale e molto pericolosa”.

David Beasley, direttore WFP

Ai 135 milioni di persone citate prima se ne potrebbero aggiungere altri 130 milioni proprio a causa del virus. Circa 100 milioni di persone sono letteralmente tenute in vita dal programma alimentare che fornisce loro il minimo nutrimento di cui hanno bisogno. Se non si prenderanno decisioni immediate e convincenti, avvisa ancora Beasley, “300.000 persone potrebbero morire di fame per un periodo di tre mesi”

David Beasley, direttore esecutivo del WFP, dichiara che siamo di fronte ad una fame pandemica e dobbiamo restare uniti come comunità globale per contrastare il Coronavirus e proteggere le nazioni e i popoli più vulnerabili.

Il Coronavirus, insomma, non fa che aggravare una situazione resa difficile da molti altri fattori esterni: in Africa per esempio è in corso un’invasione di locuste che ogni giorno mangia cibo sufficiente a sfamare migliaia di persone. Inoltre dove le economie si reggono per gran parte sui lavori informali la gente lavora solo se mangia; ma durante la pandemia non può uscire per andare a lavorare; inoltre l’altro grande problema riguarda le filiere produttive che vengono interrotte privando molte nazioni delle materie prime necessarie.

Un gruppo di bambino che ridono in mezzo alle macerie con costante rischio che il Coronavirus provochi ulteriori danni
In una situazione di guerra ed emergenza alimentare il Coronavirus rischierebbe di aggravare ulteriormente la situazione con una carestia senza precedenti | Photo by Nate Greno by Unsplash.com

Quali misure per contrastare l’emergenza alimentare?

Il WFP è ovviamente in campo per arginare un’emergenza senza precedenti. In primis fornendo un aiuto doppio in quei paesi normalmente colpiti da crisi alimentari. Particolare attenzione viene rivolta ad aiutare quei bambini e ragazzi che sono impossibilitati ad andare a scuola e a usufruire nelle mense dell’unico pasto della loro giornata. C’è inoltre un monitoraggio continuo e capillare in diverse aree per gestire al meglio le risorse disponibili. E infine una richiesta di aiuto economico lanciata ai paesi più sviluppati: servono 350 milioni di euro per intervenire con efficacia rafforzando i sistemi di protezione sociale e muovere le catene di approvvigionamento.

Campanelli d’allarme e richieste precise che, devono essere recepite quanto prima (anche se presidenti come Trump continuano a gettare discredito sulle organizzazioni umanitarie mondiali): il rischio, concreto, è di rivolte sociali e ondate di migrazione dai contorni difficilmente gestibili.

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