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Inquinamento Cina: I Benefici del COVID-19

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Sorprendentemente, l’epidemia del Covid-19 non ha portato con sé solo “effetti collaterali”.

Grazie allo STOP dichiarato per la maggior parte delle attività lavorative, dei trasporti e delle aggregazioni sociali si è assistito ad una notevole diminuzione dell’inquinamento atmosferico in Cina, come accaduto in Italia. E non solo intorno a Wuhan, città epicentro dell’epidemia e soggetta a stretta quarantena, ma in un’area ben più vasta del paese.

Stiamo parlando di un calo drastico, come non si era mai visto – nemmeno con la crisi del 2008, dicono dalla Nasa. I ricercatori sostengono che le severe misure di contenimento della diffusione del nuovo Coronavirus abbiano avuto un effetto significativo sulle concentrazioni di biossido di azoto (NO2), un gas nocivo emesso da veicoli a motore, centrali elettriche e impianti industriali e responsabile di una vasta gamma di problemi respiratori, tra cui l’asma.

Questa è la prima volta che osserviamo un calo così marcato su un’area così ampia per un evento specifico

dice Fei Liu, ricercatore del Goddard Space Flight Center della Nasa.

Annualmente – in concomitanza del Capodanno cinese e quindi della chiusura di uffici e fabbriche – si verifica un calo dell’inquinamento intorno alla fine di gennaio. Quest’anno, le concentrazioni di biossido di azoto, agli albori di questo 2020, sono state inferiori del 10-30% rispetto a quanto si registra normalmente in quel periodo – e non c’è stato alcun aumento dopo le vacanze.

Una Mappa del calore che mostra la concentrazione di NO2 sulla zona di Wuhan dal 1 Gennaio al 25 Febbraio 2020

Alla Cina si deve il 30% delle emissioni di anidride carbonica mondiali

Come sostenuto dalla CNN, la riduzione delle attività produttive e le altre misure di contenimento del Coronavirus – anche se per un breve periodo – hanno avuto un grosso impatto sull’atmosfera.

Secondo il Center for Research on Energy and Clean Air (CREA), un’organizzazione che fa ricerca sull’inquinamento dell’atmosfera, le emissioni di anidride carbonica sono diminuite almeno del 25% tra il 3 febbraio e il 1 marzo per via delle misure per contenere la diffusione del Coronavirus.

Secondo le stime del CREA, a causa del Coronavirus la Cina non ha emesso nell’atmosfera circa 200 milioni di tonnellate di anidride carbonica – più della metà della quantità emessa in un anno dal Regno Unito, per intenderci. Il calo delle emissioni è dovuto in gran parte alla riduzione del consumo di carbone, il combustibile fossile più inquinante, che tuttora è molto usato in Cina: nel 2018 il 59% dell’energia usata nel paese era stata prodotta con il carbone. Tra il 3 febbraio e il 1 marzo, sempre secondo l’analisi di CREA, le principali centrali elettriche a carbone della Cina hanno diminuito del 36% la propria produzione per la minor domanda di energia elettrica.

La crescita economica della Cina è stata dimezzata nel primo trimestre di quest’anno 

Questo a causa delle misure di contenimento necessarie per combattere l’epidemia di Coronavirus. Per tale ragione, il governo di Pechino ha dichiarato di voler modificare i protocolli di supervisione ambientale delle aziende per aiutare la ripresa della produzione interrotta dall’epidemia. La modifica dovrebbe consistere nel dare più tempo alle aziende al fine di correggere le proprie criticità in termini ambientali. Tuttavia, non dovrebbe tradursi in un allentamento degli standard climatici.

Il Ministero dell’Ambiente vuole utilizzare l’epidemia di coronavirus come opportunità per migliorare l’efficienza della supervisione ambientale, adottando mezzi più tecnologici e riducendo i controlli sul posto. La Cina, inoltre, vorrebbe esonerare alcune ditte dai controlli nel caso in cui queste fossero coinvolte nella produzione di materiali utilizzati nella lotta contro l’epidemia di coronavirus.

Ma non solo: il governo ha anche semplificato le procedure di supervisione ambientale per alcune medie e piccole imprese nel settore dei servizi (tra cui ristoranti, servizi di intrattenimento e hotel) e per alcuni grandi progetti infrastrutturali e di zootecnia, che sono stati duramente colpiti dal virus. Secondo le previsioni ufficiali, 300.000 aziende e 55.000 progetti trarranno vantaggio dalla nuova politica.

La supervisione ambientale dovrebbe essere adattata in base alle esigenze pratiche e alla situazione socio-economica

Ha dichiarato Cao Liping, direttore dell’Ufficio di controllo Ecologico e Ambientale presso il Ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente. “Lo scopo della supervisione ambientale non è quello di chiudere le aziende e frenare la produzione, ma di incoraggiare le aziende a soddisfare attivamente gli standard ambientali, ha continuato.

E come la mettiamo con le tonnellate di rifiuti sanitari?

La Cina prevede di istituire strutture per i rifiuti sanitari end-to-end in tutte le città entro la fine del 2020 e in tutte le contee entro giugno 2022, ha affermato il MEE.

A partire dalla fine del mese di gennaio, la Cina ha smaltito 159.000 tonnellate di rifiuti sanitari durante il contrasto all’epidemia di COVID-19. Secondo una nota diffusa dal ministero cinese, la capacità di smaltimento dei rifiuti sanitari del Paese ha raggiunto le 6.058,8 tonnellate al giorno, in aumento rispetto alle 4.902,8 tonnellate giornaliere precedenti l’epidemia.  

I dati diffusi dal ministero di Pechino dimostrano che la capacità di smaltimento della provincia dello Hubei, epicentro dell’epidemia, è passata nello stesso periodo da 180 a 667,4 tonnellate al giorno. Le autorità ambientali cinesi hanno inoltre monitorato le 17.949 fonti d’acqua potabile in tutto il Paese e non hanno riscontrato alcun impatto dell’epidemia sulla qualità di queste sorgenti idriche. La Cina ha dimostrato al mondo, anche questa volta, come saper gestire un’emergenza.

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