fbpx

Isole di Plastica: Cosa sono e come si formano?

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Indice

Ma esiste davvero un’isola di plastica?

Purtroppo sì e la brutta notizia è che non ce n’è una sola sul nostro pianeta, ma ne sono state identificate ben 6. La più grande e conosciuta è però la Great Pacific Garbage Patch detta anche Pacific Trash Vortex.

Questa immensa massa di spazzatura vaga nell’Oceano Pacifico approssimativamente fra il 135º e il 155º meridiano Ovest e fra il 35º e il 42º parallelo Nord, cioè circa a largo dalle coste della California e le Hawaii.

Quanto è grande l’Isola di Plastica del Pacifico?

Vediamo alcuni dei suoi spaventosi numeri: ha un’estensione di circa 1,6 milioni di km2 (per rendere l’idea, è circa 5 volte la dimensione dell’Italia), uno spessore che va dai 6 ai 30 metri di profondità e una quantità di plastica che oscilla tra i 50 e le 130 milioni di tonnellate.

L’accumulo è già conosciuto da parecchio tempo, infatti la prima ipotesi di una sua presenza risale alla seconda metà degli anni ’80. Questa ebbe poi conferma nel 1997 quando il capitano Charles Moore, oceanografo, tornando dal sud della California dopo aver terminato la regata velica tra Los Angeles e le Hawaii, insieme al suo equipaggio avvistarono della spazzatura che galleggiava nel North Pacifc Gyre, una della regioni più remote dell’oceano, ritrovandovisi poi nel mezzo.

In uno dei suoi tanti articoli dichiara:

Mentre guardavo dal ponte la superficie di quello che avrebbe dovuto essere un oceano incontaminato mi sono confrontato, a perdita d’occhio, con la vista della plastica. Sembrava incredibile ma non ho mai trovato un punto chiaro. Nella settimana ci è voluto per attraversare il livello subtropicale, indipendentemente dall’ora in cui guardavo, i detriti di plastica fluttuavano ovunque: bottiglie, tappi di bottiglia, involucri, frammenti.

Charles Moore

Come si è formata quest’Isola di Spazzatura?

A questa distesa di immondizia gli fu così successivamente attribuito il nome di Great Pacific Garbage Patch. Moore, in uno dei suoi studi nel 1999, ha mostrato che c’era sei volte più plastica in quella parte di oceano che rispetto allo zooplancton che alimenta la vita dell’oceano stesso.

Si ipotizza che l’accumulo abbia iniziato a formarsi a partire degli anni ’50 favorito dalla corrente oceanica che si genera in quella zona. Questa, muovendosi in una sorte di spirale da destra verso sinistra, crea un’area centrale stabile dove la plastica si è potuta accumulare.

Vari studi dimostrano che il materiale in galleggiamento deriva per l 80% dalla terraferma e il restante da residui utilizzati in mare. Inoltre, si può affermare che, di tutta la plastica prodotta sul pianeta, più del 10% dopo essere stata utilizzata finisce direttamente in mare.

Qual è il problema dello smaltimento della plastica?

Ma perché la plastica è così difficile da smaltire e non si degrada facilmente? Tutto dipende dalla struttura chimica delle sue molecole. Queste sono distribuite in lunghe e complesse catene di carbonio C, idrogeno H ed ossigeno O difficili da distruggere. In base poi alla lavorazione, la plastica assumerà diverse caratteristiche fisiche che la renderanno ulteriormente resistente.

Inquinamento di Plastica

Si distinguono così 2 categorie di detriti:

  • le macroplastiche, tutti gli oggetti composti da plastica con dimensioni centimetriche come bottiglie, sacchetti, imballaggi, giocattoli – che sono individuabili facilmente ad occhio nudo;
  • le microplastiche, molto più pericolose, che sarebbero tutti quegli elementi inferiori ai 5mm, quali i residui di trattamenti, detergenti, farmaci ecc.

In realtà però tutti gli elementi plastici (sia macro che micro) saranno destinati a diventare microplastiche sempre più piccole ed impercettibili. Infatti questa spazzatura è soggetta a fotodegradazione, cioè una distruzione in particelle più piccole data dall’effetto delle radiazioni solari.

Perché le microplastiche sono così pericolose?

Queste microplastiche risultano essere le più dannose in quanto date le loro ridotte dimensioni entrano facilmente nella catena alimentare. Il primo a cibarsene sarà il plancton e a seguire tutti gli animali marini più grandi. Purtroppo però a rimanerne danneggiati sono anche molti uccelli che a ingannati dai colori riflettenti delle plastiche in acqua, scambieranno questi detriti per pesci, facendo una scorpacciata di plastica andando così rapidamente incontro alla loro morte.

Molti studi confermano inoltre, che le plastiche non permettono un controllato scambio di temperatura nell’oceano, andando ad incidere sullo sviluppo di certi animali. Un esempio sono le tartarughe marine per le quali la temperatura delle acque è fondamentale per stabilire il sesso dei nascituri.

Anche gli habitat marini subiscono un impatto negativo che riguarda le interazioni chimiche delle acque e dei fondali.

Gli aspetti allarmanti di questo inquinamento non finiscono qui, infatti è confermato che la degradazione della plastica emette gas serra contribuendo quindi al riscaldamento globale.

Purtroppo però questo panorama allarmante sui nostri oceani non si ferma qui, infatti le microplastiche stanno inquinando sempre più i nostri mari e moltissimi fiumi stanno subendo la stessa fine.

tag post:
Condividi su facebook
CONDIVIDI
Iscriviti alla Newsletter
Non preoccuparti, anche noi odiamo lo spam.
© 2020 | Greender.it