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Le Barriere Coralline stanno morendo: cosa fare per impedirlo?

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Le Barriere Coralline rappresentano uno degli habitat più ricchi di biodiversità al mondo: meravigliosi accumuli di coralli che si sviluppano a ridosso dei reefs – le barriere, in inglese – che ospitano eterogenee specie di pesci, crostacei, molluschi e molto altro, che vivono in perfetto equilibrio tra loro. I coralli sono piccoli polipi che agiscono come contadini, catturando a sé piccole alghe che convertono la luce solare in cibo. I polipi dei coralli formano colonie e costruiscono un’impalcatura di calcare su cui vivere: una Barriera Corallina.

Esistono diverse tipologie, forme e misure di Barriere Coralline, ma certamente la più conosciuta è la Grande Barriera Corallina, in Australia: ricopre oltre 2200 km di lunghezza ed ospita circa 1500 specie diverse di pesci – è così grande e variopinta che può essere vista dallo spazio. Ma c’è un problema: sta morendo, e anche piuttosto in fretta.

Sbiancamento dei coralli: di cosa si tratta?

Delle barriere coralline sott'acqua sbiancate
Coralli sbiancati: una delle più grande perdite per il nostro pianeta – certamente, molto meno colorato.
(Photo by Ishan Seefromthes on Unsplash)

Un corallo in salute basa la sua esistenza su di una simbiosi: quella tra il polipo del corallo e l’alga che lo ricopre. Stiamo parlando di un equilibrio molto delicato: l’alga produce, attraverso la fotosintesi, nutrimento per il polipo. Quando però vi è anche un sottile cambiamento – un aumento della temperatura dell’acqua, ad esempio – l’equilibrio vitale viene sconvolto e le alghe iniziano a produrre tossine: i coralli le espellono per autodifesa, diventando spettralmente bianchi. Alcune volte, se le temperature dell’acqua rimangono moderate, c’è la speranza che nell’arco di una ventina d’anni il corallo possa riprendersi – ma raramente è così.

Tra l 2016 e il 2017 si sono susseguite due ondate di sbiancamento di coralli senza precedenti, dovute ad un anomalo aumento della temperatura degli Oceani durante l’estate australe – che ha raggiunto picchi di 6° C: la maggior parte di questi coralli non si riprenderà mai. Infatti, questo portò alcuni studiosi a parlare di “morte della Barriera Corallina”, poiché solamente il 7% dell’intera Barriera non è stato danneggiato dal fenomeno di sbiancamento.

Nel 2020 la Grande Barriera Corallina ha subito il terzo sbiancamento di massa in cinque anni

Questo sbiancamento – rispetto ai precedenti del 2016 e del 2017 – è stato più diffuso, ma probabilmente meno grave (c’è la speranza che alcuni coralli possano sopravvivere, anche se sottoposti a notevole stress). Lo sbiancamento dei coralli rappresenta un disastro ecologico non solo per la perdita di queste “foreste” marine antichissime – alcune Barriere Coralline esistono da 50 milioni di anni – ma anche per il forte impatto che avrebbero sulla fauna marina: 1/4 degli abitanti degli oceani dipende da esse.

Il 90% delle Barriere Coralline morirà entro il 2050: la causa è il Cambiamento Climatico

Ne abbiamo parlato tantissimo, ma purtroppo ne parleremo ancora: il Riscaldamento Globale – causato dall’aumento della concentrazione dei gas serra nell’atmosfera – è una grave minaccia per le Barriere Coralline di tutto il mondo. Secondo gli Accordi di Parigi, per evitare catastrofiche conseguenze, dovremmo cercare di mantenere l’innalzamento delle temperature mondiali al di sotto dei 2° C, Tuttavia, la maggior parte delle Barriere Coralline tropicali scomparirebbe anche se il riscaldamento fosse limitato a 1,5° C e sarebbe a rischio molto elevato già a 1,2 ° C.

Con la morte delle Barriere Coralline, si estingueranno anche gli animali che la popolano. come questi esemplari di Pesce Pagliaccio (vi ricordano qualcuno?)
(Photo by Wembley on Unsplash)

Gli scienziati ci avevano avvertito decenni fa: continuare a bruciare combustibili fossili ad un ritmo sfrenato avrebbe rilasciato gas serra che sarebbe stato assorbito dagli oceani. Ma, ovviamente, da allora le emissioni sono aumentate esponenzialmente e ad oggi la temperatura delle acque è così elevata che qualsiasi picco temporaneo è un rischio di morte per le Barriere Coralline.

Il Cambiamento Climatico non è una minaccia futura. Sulla Grande Barriera Corallina accade da 18 anni

Therry P. Hughes, direttore dell’ARC – Coral Reef Studies

Nonostante gli sforzi effettuati dal governo australiano per prevenire fenomeni di sbiancamento e migliorare la qualità dell’acqua – il piano Reef 2050 – le alte temperature dell’acqua hanno vanificato tutto: non si può prevenire lo sbiancamento, si può solo cercare di contenere il Cambiamento Climatico.

Esiste un solo modo perché i Coralli si salvino: l’evoluzione

Per migliaia di anni le specie che hanno vissuto sulla terra – beh, non tutte – hanno trovato il modo di sopravvivere: adattandosi ai cambiamenti. Le temperature si alzeranno – non si sa di quanto, ma certamente accadrà – e i coralli potranno doversi stabilire in acque più fredde (come molte altre specie stanno già facendo, migrando verso i poli). Eppure, la velocità con la quale questi fenomeni di riscaldamento stanno accadendo è troppo rapida per gli standard geologici. Gli scienziati sostengono che non avremo più modo di osservare la bellezza delle Barriere Coralline come un tempo – almeno, non in questa vita.

C’è una piccola speranza, data da una recente scoperta: un documentario rilasciato da National Geographic mostra come, in Tanzania, sia stata osservata per la prima volta una “anomala” Barriera Corallina, creata dalla natura in condizioni climatiche avverse: questo dimostra la strabiliante capacità di adattamento dei coralli in acque calde e prive di luce.

Ma questo adattamento, purtroppo, può svolgersi anche in negativo: uno studio di National Geographic condotto in America, sulle coste del Rhode Island, ha rinvenuto una tipologia di coralli che si nutre di minuscoli pezzetti di plastica. Addirittura, questi coralli sembrano preferire le microplastiche al loro cibo naturale, anche quando la plastica è un veicolo di batteri in grado di ucciderli.

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