fbpx
Cala l'inquinamento al nord Italia grazie alle misure di quarantena dovute dal coronavirus
Cala l'inquinamento al nord Italia grazie alle misure di quarantena dovute dal coronavirus

L’Inquinamento cala al Nord: gli Effetti Positivi della Quarantena

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Indice

Nessuno avrebbe mai pensato che in piena emergenza Covid-19 – mentre l’Italia intera è in ginocchio, costretta alla reclusione forzata in casa – avremmo potuto parlare di “effetti positivi”. Eppure, è così.

fonte: https://www.corriere.it/cronache/20_marzo_12/coronavirus-calo-smog-nord-italia-visto-satellite-f6ff1e5c-647f-11ea-90f7-c3419f46e6a5.shtml?refresh_ce-cp

A cosa è dovuta questa riduzione dell’inquinamento?

Le foto – scattate dal satellite rispettivamente il 14 Febbraio, il 24 Febbraio e l’8 Marzo – mostrano come nella Pianura Padana la concentrazione di polveri sottili sia drasticamente calata nell’arco di pochissimo tempo. Possiamo osservare come la concentrazione nelle aree settentrionali di biossido di azoto, un gas che viene generato dalla combustione dei combustibili fossili – benzina e diesel, ma anche combustioni industriali – che è notoriamente tossico, soprattutto per l’apparato respiratorio.

La prima causa di questa riduzione è lo stop alle varie attività produttive del Paese: la chiusura delle scuole e delle università innanzitutto – unita a quella di moltissime altre attività ed impianti di produzione – e la conseguente riduzione del traffico. Ogni anno l’inquinamento è una delle maggiori cause di malattie e morti in tutto il mondo, specialmente nelle zone a maggior concentrazione produttiva – come, appunto, il Nord Italia e la città metropolitana di Milano.

Oltre alla #quarantena forzata a cui è stato sottoposto tutto il Paese, un maggiore effetto benefico è stato dato anche dal meteo favorevole: forti venti e cielo limpido, uniti alla diminuzione delle emissioni, hanno permesso all’aria di purificarsi anche nelle zone più inquinate.

Può sembrare strano ma penso che il bilancio delle vittime del Coronavirus possa essere positivo, se si considerano le morti per inquinamento atmosferico

Questa è una – parecchio coraggiosa, sicuramente provocatoria, ma che aiuta decisamente a pensare – affermazione di Francoise Gemenne, durante un’apparizione su The Debate di France 24

Il direttore di The Hugo Observatory dell’Università di Liegi si riferisce alle 84,000 persone che muoiono ogni anno – solamente in Francia – a causa dell’inquinamento; per non parlare del milione di vittime che si hanno annualmente in Cina. I numeri sono altissimi se paragonati alle vittime finora riscontrate di Covid-19.

Perché la popolazione mondiale non è preoccupata di poter morire per l’inquinamento?

Anche se certamente è molto più probabile morire a causa dell’inquinamento che per l’infezione da Covid-19. Non siamo qui per sminuire il virus – che, non dimentichiamolo, ha dato vita ad una vera e propria Pandemia – ma per riflettere su quanto sia variabile – e volubile – la percezione dei rischi e dei pericoli a cui siamo sottoposti quotidianamente.

L’inquinamento atmosferico prodotto dalle emissioni a cui tutti, consapevoli o meno, contribuiamo – dall’utilizzare la macchina per andare in ufficio alla consumazione di carne bovina – non desta le stesse preoccupazioni (e certamente non le stesse, immediate, reazioni) dell’emergenza Covid-19. Perché?

La percezione dei rischi è una questione psicologica.

Non siamo stati programmati per pensare ai danni a lungo termine – quali potrebbero essere quelli dell’inquinamento, anche se ormai tutti gli scienziati concordano sulla necessità di un’azione immediata. Pensiamo sempre che le conseguenze del nostro progresso non saranno immediate né catastrofiche: ma questa è solamente una bugia molto comoda che raccontiamo a noi stessi.

Invece, reagiamo molto bene agli stimoli – specialmente se ne siamo bombardati, come sta accadendo in questi giorni con le notizie in televisione e online – che riguardando una faccenda imminente e molto più vicina a noi: la possibilità di essere contagiati da un virus, per esempio.

Attenzione: non che l’inquinamento non sia una problematica imminente, anzi. La questione climatica è il problema del nostro secolo (in realtà, lo era anche del secolo scorso, peccato che in pochissimi se ne siano accorti) mentre il Covid-19 è semplicemente il problema dell’anno: non è la prima Pandemia che l’uomo ha dovuto fronteggiare né, ahimè, sarà l’ultima.

Perché le Pandemie sono una diretta conseguenza dei cambiamenti climatici e delle grandi trasformazioni a cui abbiamo costretto il nostro Pianeta – a cui si lega, ovviamente, il problema dell’inquinamento, che non fa altro che accelerare e aggravare queste già scottanti problematiche.

La soluzione potrebbe – anzi, deve – essere una: che l’attenzione e la priorità che si è data al contenimento di questa Pandemia venga data anche alla questione ambientale e climatica. I risultati, come abbiamo visto dalle fotografie satellitari, si possono ottenere. Abbiamo solo bisogno dello stimolo giusto.

tag post:
Condividi su facebook
CONDIVIDI
Iscriviti alla Newsletter
Non preoccuparti, anche noi odiamo lo spam.
© 2020 | Greender.it