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Mascherine e guanti: perché è così sbagliato gettarli a terra

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Secondo recenti stime, ogni mese in Italia verranno consumate in media 1 miliardo di mascherine monouso. Questo numero altissimo è il prospetto della nostra nazione: provate a pensare a tutte le mascherine – oltre a guanti, camici ed altro – che verranno prodotte, utilizzate e poi gettate via, ogni giorno, in tutto il mondo. Si arriverebbe ad un numero clamoroso.

L’utilizzo di mascherine, guanti ed altri sistemi di protezione è necessario alla salute pubblica per evitare (o almeno ridurre) i contagi: dal loro corretto utilizzo dipende la possibilità di mantenere o meno le nostre riacquistate libertà. Quindi, bisogna stabilire sin da subito una pacifica convivenza con questi oggetti realizzati in plastica monouso ma, soprattutto, riuscire ad integrarli correttamente nell’ambiente senza provocare inquinamento e crisi ecologiche.

Una mascherina chirurgica gettata a terra
Questa fotografia è stata scattata in un piccolo paese italiano, nei pressi di una riserva naturale del wwf (finora) incontaminata. Le mascherine chirurgiche sono le più gettate a terra, assieme a guanti, salviette igienizzanti e mascherine in tessuto.

Il problema è che, se anche solo l’1% di queste mascherine dovesse finire per terra, ci ritroveremmo con oltre 10 milioni di mascherine – l’equivalente di 40 tonnellate di plastica al mese, solo in Italia – che inquinerebbero l’ambiente in maniera permanente e irreversibile. Eppure, da quando l’epidemia è iniziata più dell’1% delle mascherine (ma non solo, anche guanti monouso) sono già finite per le nostre strade, nelle campagne e anche in altre zone finora incontaminate.

Dove finiscono tutte le mascherine gettate a terra? Semplice: nel nostro stomaco

Dopo essere state utilizzate accade che, fin troppo spesso, queste mascherine – ricordiamolo: utilissimi dispositivi di protezione individuale – diventano rifiuti, che anziché essere smaltiti correttamente vengono gettati per terra: un cattivo comportamento che non avviene solo in Italia, ma ovunque – anche in Canada, da dove il video dell’uccellino soffocato a morte da una mascherina chirurgica ha fatto il giro del web, diventando il simbolo di questa nuova lotta per l’ambiente.

Una mascherina chirurgica gettata a terra
Mascherine chirurgiche: quelle che finora sono state una barriera tra noi e il contagio, stanno diventando una montagna di rifiuti molto pericolosi.

La questione – spiega il wwf – è che bisogna difendere il Mediterraneo, dove ogni anno vengono riversate oltre 570 mila tonnellate di plastica (il ritmo è di 33.800 bottigliette gettate in mare ogni minuto).

Le mascherine e i guanti sono composti in gran parte di plastica che, finendo per le strada e nei campi, si degrada e si frammenta in milioni di pezzi: le microplastiche. Queste minuscole porzioni di mascherine contaminano il terreno ma anche tutta la catena alimentare, quindi anche noi: se le gettiamo per terra, alla fine torneranno sul nostro piatto.

Il Covid-19 ha ripulito le acque, ma ora le stiamo inquinando di nuovo

Agli inizi della pandemia il mondo è stato costretto a fermarsi: le scuole chiuse, bloccato il traffico, le città completamente vuote. Gli animali hanno iniziato a riappropriarsi degli spazi e ‘aria è diventata più pulita, le acque sono tornate limpide. Adesso che, invece, siamo ripartiti rischiamo di annullare tutti i benefici e tornare di nuovo nel mondo inquinato e sommerso dalla plastica a cui eravamo (purtroppo) abitati.

Perciò è molto importante che le mascherine – che siano monouso, chirurgiche o di tessuto – assieme agli altri dispositivi di protezione individuale, vengano gettate negli appositi contenitori di raccolta per essere smaltiti correttamente.

Quantità sempre maggiori di mascherine e guanti sono, purtroppo, già presenti in mare, dove rischiano di diventare letali per tartarughe e pesci che, scambiandoli per cibo, se ne nutrono.Se non possiamo evitare di utilizzarle, come minimo possiamo essere in grado di smaltirle correttamente. Le mascherine possono anche essere contaminate: perciò non bisogna assolutamente gettarle nei bidoni della plastica, bensì nell’indifferenziata (come spiegano anche negli spot pubblicitari) e decisamente non per strada.

Le persone che abbandonano oggi questi oggetti sono le stesse che prima abbandonavano altri rifiuti per strada senza alcun rispetto né per la salute né per l’ambiente. Certo che oggi, dato il tipo di rifiuto potenzialmente infetto, questo atteggiamento è ancora più grave.

Sergio Costa, Ministro dell’Ambiente

La Fase 2 è la nuova Età d’oro della Plastica

La responsabilità dello smaltimento corretto di mascherine e guanti, ma anche delle salviette igienizzanti, dipende dai singoli: ognuno di noi, in cuor suo, sa che gettare cartacce per terra è sbagliato. Figuriamoci se si tratta di dispositivi medici comporti da plastica e lattice, potenzialmente infetti!

Dei guanti e delle mascherine gettate a terra
 il Wwf chiede alle istituzioni di installare degli opportuni raccoglitori per mascherine e guanti nei pressi dei porti, dei supermercati e dei parchi, in modo da invogliare i cittadini al corretto smaltimento.

Ma non si tratta solo dei numeri generati dai cittadini irrispettosi: a causa dell’emergenza, infatti, gli ospedali arrivano a produrre più delle doppio dei rifiuti rispetto a qualche mese fa. Anche quei rifiuti, se non smaltiti correttamente, si sommeranno agli altri, trasformando la Fase 2 in una nuova “Età della Plastica“.

Mai come oggi è stato importante ribadirlo: siamo costretti ad utilizzare le mascherine nella nostra quotidianità per proteggerci da un nemico invisibile, difficile da combattere, che sta completamente stravolgendo le nostre abitudini e il nostro modo di vivere. Il minimo che noi cittadini possiamo fare nel nostro piccolo per contribuire è rispettare le regole e smaltire correttamente i dispositivi di protezione di cui siamo, purtroppo, sommersi.

Le mascherine ci stanno salvando la vita oggi, ma non è detto che non distruggeranno il pianeta una volta che tutto questo sarà finito. Siate educati, siate rispettosi: non gettatele per terra.

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