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Le microplastiche riempiono i mari di tutta Italia: è record mondiale

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L’aumento costante della produzione di plastica sintetica – unito alla cattiva gestione dei rifiuti di plastica – hanno portato ad un incremento dello scarico di questi residui plastici nelle nostre acque. Stiamo parlando delle microplastiche comunemente definite: piccoli residui dalle dimensioni inferiori a 5 mm, che rimangono (senza che sia possibile rimuoverle) sia in acqua di mare che in acqua dolce.

La presenza di microplastiche come nuovo tipo di contaminante emergente è diventata una grande preoccupazione: l’abbondanza di questi minuscoli pezzi di plastica varia con la posizione (da oltre 1 milione di pezzi per metro cubo a meno di 1 pezzo in 100 metri cubi) possono causare numerosi effetti fisici, dannosi sia per l’uomo che per gli organismi viventi che li ingeriscono.

I turisti sono responsabili della dispersione in mare di oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno.
(Photo by Javardh on Unsplash)

Le microplastiche sono portatrici di varie tossine (come additivi da processi di produzione industriale e quindi contaminanti) che causano gravissimi problemi di salute all’uomo. Alcuni studi sui pesci hanno dimostrato che queste e le relative tossine associate causano irreparabili danni intestinali e cambiamenti nei profili metabolici. Purtroppo, ancora non esistono strumenti universali di quantificazione e qualificazione delle microplastiche, ma gli studiosi condividono una certezza: i danni ambientali saranno catastrofici.

Le microplastiche in Italia: acqua dolce e acqua salata

Che gli oceani strabordino di plastica è, purtroppo, un dato certo: ne abbiamo avuto la prova vedendo i video sconvolgenti di tutti quei capodogli arenati sulle spiagge (pieni zeppi di spazzatura, reti da pesca, ciabatte e molto altro) morti di un atroce soffocamento. Abbiamo scoperto che persino i coralli si nutrono di microplastiche, a scapito della propria salute e dell’equilibrio delle barriere coralline. Insomma, abbiamo ufficialmente un problema: il guaio è che non è così facilmente risolvibile.

un cortometraggio animato che, nella sua brevità, mostra la terribile realtà dell’inquinamento da microplastiche negli oceani.

Nell’ultimo decennio, l’inquinamento da microplastica nell’ambiente ha ricevuto una crescente attenzione, specialmente per quanto riguarda la loro abbondanza in mare, mentre ci sono relativamente pochi dati sulla presenza di microplastiche nell’ambiente di acqua dolce. Eppure, studi recenti hanno riportato elevate concentrazioni di rifiuti plastici sia nei laghi che nei fiumi italiani: particelle di microplastiche (inferiori ai 5 mm, quindi pericolosissime) sono state trovate praticamente ovunque, in Italia.

L’Italia produce, ogni anno, oltre 4 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui l’80% sono imballaggi industriali e riversa in natura 0,5 milioni di tonnellate di rifiuti plastici: tutti questi diventeranno microplastiche che non si decomporranno mai.

L’Italia – secondo un report del WWF – se da un lato subisce maggiormente gli impatti pesanti dovuti all’inquinamento da plastica (ha la maggiore estensione costiera nel Mediterraneo), dall’altro contribuisce all’inquinamento essendo uno dei maggiori produttori di manufatti di plastica (che diventeranno rifiuti). Per ridurre quest’altissima quantità di inquinamento da microplastiche, l’Italia deve urgentemente ridurre i consumi di plastica monouso, imparare a gestire meglio i rifiuti e soprattutto incrementare il riciclo.

mozziconi di sigarette su una spiaggia, una delle cause di microplastiche nelle acque
I mozziconi di sigaretta sono una delle cause di inquinamento plastico peggiori al mondo: gettati sulle spiagge, diventeranno microplastiche non si decomporranno mai.
(Photo by Brian Yurasits on Unsplash)

Un grande problema del Mar Mediterraneo sono i turisti: la maggior parte provengono da Francia, Italia e Turchia, e sono responsabili della dispersione in mare di oltre 24 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica ogni anno e, anche quando acconsentono alla raccolta differenziata, questa non viene fatta in modo corretto.

Ogni anno, tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche finiscono nei mari d’Europa e, da qui, arrivano al Mediterraneo: qui la plastica rappresenta il 95% dei rifiuti e provoca oltre il 90% dei danni alla fauna selvatica marina. A livello globale, sono circa 700 le specie marine minacciate dalla plastica. 

Dalle Cinque Terre alle Isole Tremiti: le microplastiche affollano anche le zone protette

Nelle acque marine italiane le microplastiche sono così diffuse da essere comparabili ai livelli presenti nei vortici oceanici del nord Pacifico: la più alta densità è stata ritrovata nelle acque di Portici, nel golfo di Napoli, ma non solo: a causa di correnti marine, sono state ritrovate persino in aree protette come le Isole Tremiti (presso Foggia).

Questi dati sono stati diffusi da una ricerca condotta dal CNR di Genova (ISMAR), assieme all’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM) e Greenpeace Italia. Ecco, di seguito, i risultati dei campionamenti condotti in tutti i mari italiani:

Nello studio viene sottolineato come la maggior parte delle microplastiche trovate provengano da prodotti per l’igiene personale: cosmetici e dentifrici, oltre ai residui della frammentazione di materiali plastici di dimensioni più grandi, come quelli utilizzati per il packaging industriale.

Microplastiche nei mari, ma anche sui ghiacciai delle Alpi

L’anno scorso Ansa riportava la notizia che, per la prima volta, erano state ritrovate delle microplastiche su di un ghiacciaio italiano: questo in seguito ad una ricerca condotta da un team dell’Università degli Studi di Milano e di Milano-Bicocca. Questi campionamenti riguardano il Ghiacciaio dei Forni, nel Parco Nazionale dello Stelvio.

Nonostante una comprensibile incredulità generale, l’Università sostiene non sia affatto sorprendente aver riscontrato microplastiche nel sedimento sopraglaciale. L’origine di queste particelle plastiche è variegata: proviene sia da rifiuti locali (usura dell’abbigliamento e dell’attrezzatura degli escursionisti) che da particelle trasportate da masse d’aria.

Ed è qui che si cela la pericolosità delle microplastiche: arrivano (e si depositano) ovunque. Buttare una cartaccia per terra, una bottiglietta d’acqua nei pressi di un fiume o un mozzicone di sigaretta sulla spiaggia sono le cattive abitudini che hanno portato uno dei mari più belli del mondo ad essere record globale di inquinamento da microplatiche.

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