fbpx
Nord Stream
Nord Stream

Nord Stream 2: una Lotta Geopolitica

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Indice

Negli ultimi mesi è tornato prepotentemente di attualità il dibattito intorno alla costruzione del Nord Stream 2, gasdotto complementare al già attivo Nord Stream in funzione dal 2011 e che collega Russia e Germania senza dover passare da altri paesi come Ucraina, Bielorussia e Polonia

Alle origini del Nord Stream 2

Il progetto di un gasdotto che colleghi direttamente la Russia ai propri consumatori europei (Germania in primis) ha origini che risalgono al decennio scorso. Una serie di litigi proprio tra la stessa Russia e l’Ucraina sfociarono, nel 2009, in 13 giorni di interruzione nelle forniture di gas; ciò provocò gravi disagi in Europa, dove 18 paesi ebbero problemi di approvigionamento energetico e spinse a progettare sistemi di diversificazione delle rotte. Di qui la creazione di un primo gasdotto che non attraversasse altri stati e che entrò in funzione nel 2011.

I progetti del Nord Stream 1 e 2 fanno parte della politica energetica della Russia verso l’Europa
Photo by roman pentin on Unsplash

La tratta sottomarina è stata così ampiamente percorsa dal gas naturale tanto che nel 2018 circa 200 miliardi di metri cubi di gas sono stati esportati dalla Russia verso l’Europa, ben 60 dei quali diretti verso la sola Germania (poco più del 40% del fabbisogno nazionale), uno dei partner più solidi da questo punto di vista. Così è stato progettato anche un secondo gasdotto che dovrebbe ripercorrere la medesima strada e che raddoppierebbe la capacità di esportazione. Ma sul Nord Stream 2 si è accesa un’insidiosa battaglia geopolitica.

La guerra per l’oro blu

Il gas naturale viene considerato ormai da qualche tempo l’oro blu. Nel passaggio dagli idrocarburi tradizionali alle energie rinnovabili, il gas naturale viene visto come idrocarburo più efficiente e meno inquinante; ideale per la prima fase della transizione energetica. La produzione e le catene di rifornimento dello stesso diventano quindi, necessariamente, degli importanti asset strategici per gli stati. Il Nord Stream 2 si configura così come una delle frecce della politica energetica all’arco di Vladimir Putin.

A opporsi sono in primis i paesi nei quali i gasdotti più tradizionali passano: tutti paesi che, con questo sistema di esportazione, perderebbero tutti gli introiti relativi ai diritti di transito che la Gazprom attualmente paga. Ma fortemente contrarie rimangono anche le istituzioni europee che nel 2016 definirono il progetto una minaccia per la sicurezza europea. Ma è probabilmente al di là dell’Atlantico che l’opposizione al progetto è più strenua. Gli Stati Uniti, infatti, temono di perdere ulteriore influenza sui propri alleati europei su un tema di importanza strategica molto rilevante.

La battaglia sul Nord Stream 2 è diventata, l’ennesimo, terreno di confronto tra USA e Russia
Photo by Jørgen Håland on Unsplash

Trump ha addirittura parlato di un’Europa che sarebbe “prigioniera della Russia”, anche se, come spiega un articolo del Washington Post sull’argomento, Gazprom ha visto leggermente scendere la propria fetta di mercato (dal 37% al 35,5%) proprio perché molti paesi dell’Europa occidentale hanno diversificato le proprie fonti di approvvigionamento energetico aprendosi al mercato qatariota o africano.

La controffensiva americana prevede due mosse ben distinte. In primis si cerca di ostacolare il progetto con sanzioni economiche che hanno già avuto l’effetto di far ritirare dalla contesa alcuni partner importanti, oltre a ricevere le critiche congiunte di Russia e Germania. Inoltre gli USA provano a invadere il mercato europeo trasportando navi cariche di shale gas liquefatto, e quindi molto più semplice da essere trasportato

La Germania, parte in causa nella questione, preme affinché il progetto Nord Stream 2 venga completato
Photo by Angelo Abear on Unsplash

Nord Stream 2, quando si farà?

E torniamo al punto iniziale: negli ultimi tempi è tornato d’attualità l’argomento del Nord Stream 2 da quando è stata avvistata la nave russa Akademik Cherskij, specializzata nella posa di condotte, al largo del mar Baltico. Qui dovrebbe finire di posare i tubi (al momento più del 90% del progetto è stato completato) in attesa dei test di rito per verificare la funzionalità e la sicurezza dell’impianto. Per il presidente Vladimir Putin è quindi auspicabile che il Nord Stream 2 entri in funzione tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Un progetto che, secondo il Cremlino, contribuirà alla sicurezza energetica europea; ma sul quale infurierà necessariamente una lotta geopolitica.

tag post:
Condividi su facebook
CONDIVIDI
Iscriviti alla Newsletter
Non preoccuparti, anche noi odiamo lo spam.
© 2020 | Greender.it