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Ambiente: le 10 Piccole Cose che Puoi (e Dovresti) Fare

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La sensibilizzazione riguardo l’ambiente e tutto ciò che lo riguarda – proteggerlo, preservarlo e ripulirlo – ha raggiunto negli ultimi anni un pubblico sempre più ampio, coinvolgendo personalità di spicco (il più celebre è, ovviamente, Leonardo diCaprio) ma soprattutto i più giovani (uno su tutti, vale l’esempio di Greta Thunberg e le mobilitazioni sociali dei Fridays for Future). Insomma, la tematica ambientale è passata da essere una “fissazione” hippy a diventare (finalmente) una problematica di interesse globale.

Eppure, non tutti reagiscono a questi stimoli allo stesso modo. Nonostante siamo ormai perfettamente consapevoli che la questione dell’inquinamento sia ufficialmente diventata critica, che l’aumento delle temperature sia un dato di fatto (così come lo scioglimento dei ghiacciai) e che i nostri mari siano pieni di plastica, continuiamo a considerarlo un problema “lontano” e “minore”. Perché?

Ambiente e manifestazione
Gli scioperi scolastici per il clima (in svedese Skolstrejk för klimatet) noti anche come Fridays for Future sono un movimento internazionale di protesta organizzato da ragazzi e studenti di tutto il mondo che lottano per l’ambiente e rivendicano azioni per prevenire il cambiamento climatico.
(Photo by Callum Shaw oh Unsplash)

La minaccia del cambiamento climatico è ufficialmente reale: gli scienziati ci continuano ad avvisare che entro il 2050 la situazione diventerà critica in molte aree del globo se non agiamo in tempo, eppure percepiamo il 2050 come una data lontanissima (anche se non è proprio così) e continuiamo a procrastinare il momento dell’impegno, continuando a giustificarci con frasi come Tanto c’è tempo oppure Ci penserà qualcun’altro.

Alla base c’è un pensiero sbagliatissimo: continuiamo a scaricare la responsabilità sugli altri, convinti che essendo noi singoli esseri umani – se paragonati ad 8 miliardi di persone – le nostre azioni non possono davvero influire così tanto sull’ambiente. Ma non è proprio così.

Questa mentalità (già sbagliata perché egoistica e, fondamentalmente, pigra) non può avere valore perché, se davvero tutti la pensassimo così, ci sarebbero ben 8 miliardi di persone che procrastinano, rifiutandosi di accettare l’evidenza dei fatti e quindi di agire per il bene dell’ambiente – non più una singola persona o una singola famiglia, ma tutti.

Perciò, è importantissimo che – se pure non siamo ancora pronti a rinunciare a quei piccoli privilegi e alle comodità che tanto ci piacciono – almeno riuscissimo ad adottare dei comportamenti più sostenibili, rivoluzionando anche solo di un minimo le nostre (sbagliate) abitudini. Ecco allora una lista di tutte quelle “piccole” cose che possiamo fare per aiutare (nel nostro piccolo) l’ambiente. Perché non è importante la singola azione, ma le tante piccole azioni messe insieme a fare la differenza.

10 Piccole Azioni per Proteggere l’Ambiente

Il nodo centrale della questione ambientale è che non viene chiesto alle persone di rivoluzionare completamente il loro modo di vivere, ma di iniziare a pensare diversamente, più in armonia con l’ambiente, a lungo termine – in termini generazionali – e specialmente in maniera molto meno egoistica. In realtà è più semplice di quanto si possa pensare.

Certamente non sarà una cartaccia in meno a terra a prevenire il cambiamento climatico, ma cosa succederebbe se tutti, improvvisamente, smettessimo di gettare la spazzatura in strada, nei boschi o in mare?

1. Mangia meno carne (specialmente rossa e del supermercato)

Jonathan Safran Foer nel suo libro Possiamo salvare il mondo, prima di cena lo spiega nella maniera più semplice e coincisa possibile: gli allevamenti intensivi di bestiame emettono in atmosfera più CO2 di qualsiasi altra industria al mondo. Se fossero uno Stato, sarebbero il terzo più inquinante al mondo dopo Cina e USA.

Il problema della carne è legato al modo in cui viene prodotta e soprattutto alle grandi quantità che ne vengono richieste. Dopo secoli in cui l’uomo è stato carnivoro, sarebbe folle chiedere a tutta la popolazione mondiale di diventare improvvisamente vegana. Il punto quindi non è smettere di mangiare la carne, ma ridurne la consumazione.

In media, gli americani consumano il doppio del fabbisogno di proteine raccomandato. Sul pianeta ci sono circa 30 animali allevati per ogni essere umano. Questi animali vivono condensati in spazi minimi, imbottiti di antibiotici e cresciuti in tempi record: la dimensione media del pollo è raddoppiata negli ultimi trent’anni e no, non è una buona notizia.

Una pila di hamburger
Un ottimo sostituto del classico hamburger è il veggie burger: è un impasto simile all’hamburger, ma che non contiene carne. L’impasto di un veggie burger può essere fatto, per esempio, con verdura o proteine vegetali tessurizzate. Il sapore non è male e in più fa benissimo all’ambiente.
(Photo by Likemeat on Unsplash)

Quindi la morale è: va bene mangiare carne ogni tanto – dopotutto siamo umani, un buon hamburger è impagabile – ma dovremmo ridurre il nostro consumo (circa 1-2 volte a settimana sarebbe ottimale) e cercare di comprare locale – da macellai che garantiscono la provenienza e l’allevamento della propria carne – non al grande supermercato.

2. Prendi i mezzi pubblici, ogni tanto (e magari la bicicletta)

Il problema maggiore del vivere nelle grandi città è lo smog. Proveniente da varie fonti (traffico veicolare, impianti di riscaldamento domestico, attività industriali), che agiscono come superfici catalitiche per reazioni tra i gas presenti nell’atmosfera, si forma a bassa quota per lo più nei grandi concentramenti urbani (o in prossimità di complessi industriali) e dipende anche dalle condizioni meteorologiche.

Secondo vari studi, le auto sono responsabili dell’emissione nell’ambiente della maggior parte dei gas serra e sono ovviamente le prime responsabili dello smog cittadino. Anzi, in Italia – secondo il Report 2019 dell’Ispra – i trasporti su strada incidono per il 46% sulle emissioni di ossidi di azoto. Nel bacino padano il contributo salirebbe fino al 50%, con punte addirittura del 70% in città come Milano.

In queste stesse città i mezzi pubblici funzionano così bene da non poter dire che non valga la pena prendere la metro, il tram o l’autobus. Inoltre, nelle belle giornate perché non utilizzare la bicicletta? I benefici sono noti a tutti e non c’è pericolo di salite o discese (almeno in pianura).

Una strada traffica con due cicliste
Andare in bicicletta favorisce il rilascio di endorfine e di serotonina, l’ormone della felicità. Insomma, pedalare diminuisce i livelli di stress e combatte la depressione. Inoltre aiuta a mantenersi in forma!
(Photo by Adrian Williams on Unsplash)

3. Porta sempre con te la borraccia

Spesso occupano pochissimo spazio nella borsa e nello zaino ma fanno davvero la differenza. Le bottiglie e i tappi di plastica sono rispettivamente il terzo e il quarto oggetto più raccolto sulle spiagge del mondo, secondo National Geographic.

Si sta puntando tutto affinché le bottiglie diventino il prossimo oggetto vietato dopo le shopper monouso, anch’esse super inquinanti. Il problema è l’utilizzo sbagliato di queste bottiglie al termine della loro vita: bisognerebbe recuperare il prodotto e incentivarne il riciclo, e questo dovrebbe partire dei regolatori e delle aziende.

Nel frattempo, serviamoci delle fontanelle di acqua potabile che in Italia sono molto diffuse: siamo fortunati a vivere in un Paese in cui l’acqua potabile è disponibile e gratis, quindi perché non approfittarne? Fa bene all’ambiente e anche al portafogli!

4. …E una busta riutilizzabile per la spesa

Le classiche buste della spesa impiegano 20 anni solo a perdere il colore e, per quel che ne sappiamo, impiegano secoli a decomporsi. Secondo Focus, questo discorso vale anche per le nuove buste definite “ecologiche”, ma comunque composte in plastica.

 Anche se nel linguaggio comune ormai sono spesso usati come sinonimi, biodegradabile non significa automaticamente compostabile. Se un prodotto viene definito biodegradabile, vuol dire che dovrà decomporsi del 90% entro 6 mesi. Ma quello che poi resta di un sacchetto di questo genere può rimanere nell’ambiente anche per anni, ed è questo 10% il reale problema.

Una borsa per il mare appesa ad un muro
Secondo uno studio, la maggioranza degli italiani preferisce nel 60% dei casi portare da casa le proprie shopping bag.
(Photo by Greta A on Unsplash)

Insomma, sia i sacchetti biodegradabili che compostabili vanno comunque riciclati nella maniera corretta, perché abbandonarli nell’ambiente equivale a inquinare. Quindi, meglio munirsi di una propria (e personalissima) shopper riutilizzabile – che sia di cotone, canapa o tessuto.

5. Utilizza meno plastica, davvero. Sta uccidendo l’ambiente.

Una chiazza di detriti galleggianti simile è presente anche nell’Oceano Atlantico e molti animali come balene, tartarughe e uccelli marini muoiono ogni giorno a causa dell’inquinamento da plastica, soprattutto perché la ingeriscono.

Questa che stiamo vivendo è stata definita da alcuni l’era della Plastica. Letteralmente, tutto ciò che ci circonda è realizzato in plastica. L’ambiente è diventato una pattumiera a cielo aperto, anche se il prezzo più alto lo stanno pagando gli oceani: nel Pacifico è presente una gigantesca Isola di Plastica, le cui stime vanno da 700.000 km² fino a più di 10 milioni di km² (cioè da un’area più grande della Penisola iberica a un’area più estesa della superficie degli Stati Uniti).

La questione della plastica dispersa nell’ambiente è notissima, purtroppo: non è biodegradabile, anzi si scompone in minuscoli pezzi – chiamati microplastiche – che finiscono pressoché ovunque, vengono ingeriti dagli animali e – alla fine della catena alimentare – anche dagli esseri umani.

La migliore soluzione per l’ambiente sarebbe di limitare il nostro abuso di plastica, cercando di affrontare – per quanto possibile – una vita plastic-free e puntare su altri materiali più ecosostenibili, ogni giorno e per qualsiasi tipo di necessità. E se davvero ne abbiamo così bisogno, almeno bisognerebbe smaltirla correttamente.

6. Compra meno vestiti e scarpe di bassa qualità

C’è poco da fare: l’industria tessile è una delle più inquinanti per l’ambiente: inquina, consuma tantissima acqua e divora petrolio (dato che la maggior parte dei vestiti è composta di poliestere).

Le statistiche dimostrano che l’industria dell’abbigliamento a livello globale genera emissioni di CO2 stimate in 1 miliardo e 200 milioni di tonnellate all’anno: più dell’intero traffico aereo mondiale.

Innanzitutto, sempre più persone comprano e indossano vestiti che hanno una durata di vita brevissima. Questi abiti sono poi prodotti in Asia (o comunque in luoghi molto lontani) e ciò richiede una enorme quantità di energia anche solo per il trasporto. Infine, ogni secondo che passa viene buttato via l’equivalente di un camion carico di vestiti, che finiscono in discarica o bruciati. E anche qui, parliamo di tonnellate di emissioni.

Ma neanche le fibre naturali come il cotone sono poi così innocenti: la produzione del cotone utilizza circa il 2,5% delle terre arabili del mondo e per la sua coltivazione sono necessarie enormi quantità di pesticidi, fertilizzanti e acqua.

Perciò, limita il momento dello shopping e compra solo ciò che davvero ti serve. Cerca di puntare su prodotti duraturi, di qualità e prodotti il più vicino possibile al tuo Paese. Non hai davvero bisogno dell’ennesimo paio di scarpe che indosserai mezza volta e poi butterai nel secchio dell’indifferenziata. Anzi, se proprio devi buttarli, donali!

7. Ricicla, Riusa e Converti invece di comprare

Il problema della gestione dei rifiuti è diventato sempre più rilevante: la crescita dei consumi e dell’urbanizzazione hanno aumentato la produzione dei rifiuti e ridotto le zone disabitate in cui trattare o depositarli. Tale problema è inoltre aggravato dalle cattive abitudini e dall’irresponsabilità dei cittadini, che incuranti dell’ambiente gettano i propri rifiuti a terra oppure non si curano di smaltirli correttamente.

Che vengano smaltiti nelle discariche o negli inceneritori, fa poca differenza: entrambi comportano molte criticità, innanzitutto non svolgono la loro funzione ad impatto zero e sono parecchio dannosi per l’ambiente.

Dei cumuli di rifiuti in una discarica
La discarica è un luogo dove vengono depositati e fatti marcire in modo non selezionato e permanente i rifiuti solidi urbani e tutti gli altri derivanti dalle attività umane che, in seguito alla loro raccolta, non è stato possibile riciclare o, in ultima ratio, utilizzare come combustibile negli inceneritori detti anche termovalorizzatori).
(Photo by Vivianne Lemay on Unsplash)

A monte del riciclaggio e della raccolta differenziata, è fondamentale il tema della prevenzione dei rifiuti, della responsabilità sociale dei produttori e di un insieme di leggi volte alla riduzione degli imballaggi: tutto parte da qui, ma purtroppo c’è molta strada da fare ancora.

Perciò è importantissimo che ognuno, nella propria casa e in occasione di qualsiasi evento, effettui la raccolta differenziata in maniera corretta, per evitare la dispersione nell’ambiente. Il corretto smaltimento della raccolta differenziata comporta il vantaggio di recupero di materie prime ed energia e minor prodotto finale destinato a inceneritori e discariche.

8. Preferisci il treno all’aereo, quando possibile

Non ci sono dubbi: quello aereo è la forma più inquinante di trasporto. Il trasporto aereo è responsabile per il 12% di emissioni di CO2 di tutte le forme di trasporto (il 74% arriva da quello automobilistico). Circa l’80% di queste emissioni sono imputabili al trasporto su lungo raggio – cioè quelle per cui non è possibile compensare utilizzando altre forme di trasporto più sostenibili per l’ambiente, come il treno.

I motori degli aerei rilasciano nell’atmosfera tantissimi gas inquinanti, oltre la CO2: se è vero che è il principale, nelle emissioni andrebbero conteggiati anche gli ossidi di zolfo, monossido di carbonio, idrocarburi non bruciati e particolato.

Quindi, per i brevi tratti è sempre preferibile utilizzare altri mezzi di trasporto – il migliore per l’ambiente è certamente il treno – se possibile.

9. Smetti di fumare, questa volta per davvero

Le sigarette inquinano più di quanto si possa immaginare: i filtri sono praticamente indistruttibili e, se dispersi nell’ambiente, sono spesso una trappola mortale per gli uccelli, che li scambiano per cibo. Sono stati fotografati numerosi uccelli dare in pasto ai propri cuccioli dei mozziconi di sigaretta che avevano scambiato per vermi.

Mozziconi di sigaretta
In media, vengono trovati circa 77 mozziconi ogni 100 metri di spiaggia.
(Photo by Pawel Czerwinski on Unsplash)

Secondo il sito di Cigarette Butt Pollution Project, ogni anno nel mondo vengono fumati 5,6 mila miliardi di sigarette e la quasi totalità (5.000 miliardi) dei filtri viene “dispersa nell’ambiente”, ossia gettata ovunque capiti. Perché il vero problema è proprio questo: gettare i mozziconi di sigaretta a terra è profondamente sbagliato.

10. Cerca di limitare l’abuso di acqua, termosifoni e condizionatori (o almeno scegli bene)

Se certamente il traffico veicolare in molti casi è una delle principali cause della formazione delle polveri sottili nell’ambiente, purtroppo non è l’unica. Su questo incide la formazione stessa del particolato, che può essere diretta o indiretta (ossia legata alla trasformazione di altri contaminanti atmosferici). Nel primo caso la fonte principale sono per lo più gli impianti di riscaldamento alimentati a legna e pellet.

Anche i comportamenti sono importanti rispetto all’uso di legna e pellet: accanto ad un uso parsimonioso, bisogna prestare attenzione alla rottamazione dei vecchi apparecchi, assieme ad una manutenzione responsabile e all’uso di combustibili certificati. Insomma, è come passare da una automobile Euro 0 ad una Euro 6: emissioni certamente ci saranno, ma certamente più contingentate.

Infine, presta attenzione al consumo di acqua: è un bene prezioso, limitato, che sta finendo. Cerca di fare docce brevi, chiudi il rubinetto quando lavi i denti ed usa poco la lavastoviglie.

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