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Pandemie: conseguenze delle nostre (cattive) azioni sulle foreste

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Che cosa c’entra una Pandemia mondiale – in grado di mettere in ginocchio i Paesi più industrializzati del mondo – con gli habitat naturali che si trovano ai confini delle nostre società? Semplice: le pandemie sono una conseguenza diretta del loro degradamento.

Zoonosi: le malattie che gli animali passano all’uomo

Il Sars-Covid-19 è una zoonosi, come lo erano state molte altre pandemie del passato. Ricorderete certamente le più “famose” – come l’aviaria e l’influenza suina – ma anche molte altre malattie si sono originate negli animali per poi essere trasmesse all’uomo: morbillo, vaiolo e tubercolosi provengono dai bovini, per esempio. La storia insegna: sin da tempi molto antichi, lo stretto rapporto che intercorreva tra uomo e animale ha avuto conseguenze dirette sulla salute di entrambi. I cavalli, addestrati dall’uomo, sono all’origine della diffusione del raffreddore, poiché hanno permesso a questo virus di fare il “salto di specie” e, quindi, di attaccare anche l’uomo.

Spillover Zoonotico, questo è il termine tecnico. Si riferisce al passaggio – anzi, al salto – che un virus fa dal corpo dell’animale (che solitamente lo ospita) a quello dell’uomo. L’uomo colpito per primo dal virus diventa il “paziente zero”, poiché da lui il virus riesce a trasmettersi ad un secondo umano: queste due persone diventano i primi due vettori umani della trasmissione di un virus non-umano.

Normalmente lo spillover avviene con i virus – come, appunto, è successo con la famiglia dei cosiddetti Coronavirus – ma ci sono esempi celeberrimi che dimostrano come sia possibile che questo “salto di specie” possa avvenire anche con i batteri: l’epidemia di Peste bubbonica, meglio conosciuta come La Morte Nera. L’origine di questa malattia viene solitamente associata alla Cina, ma in generale all’Asia Centrale, dove è avvenuto il salto di specie che, originatosi presumibilmente da una pulce o un ratto, è passato all’uomo tramite la mediazione di qualche grande roditore.

Dei pipistrelli in una gabbia, i possibili responsabili di pandemie come quella da COVID-19
pipistrelli in una gabbia metallica
(Photo by Steven Pahel on Unsplash)

Sia la SARS-CoV che la MERS-CoV sono due virus patogeni emersi nell’uomo all’inizio del XXI secolo. Entrambi, con ogni probabilità, si sono originati nei pipistrelli, da cui hanno effettuato il “salto di specie” nell’uomo: ciò è confermato da una ricerca condotta sui pipistrelli selvatici di tutto il mondo, in cui sono state trovati dei ceppi di coronavirus geneticamente diversi da questi più conosciuti – ma comunque in grado di attaccare potenzialmente l’uomo.

Le Pandemie e la degradazione degli habitat selvatici

La pandemia di SARS-CoV-2 è la sesta epidemia causata da un patogeno nato nei pipistrelli negli ultimi 26 anni. Una volta appurato questo, bisogna tener conto di una questione importantissima: il problema non sono i pipistrelli che “ci fanno ammalare”, poiché questi animali sono fondamentali per la salute dei loro ecosistemi.

Il problema, semmai, è da ricercare negli esseri umani che – sin da tempi antichissimi, come dimostrano le varie epidemie che si sono susseguite – trasformano, plasmano e distruggono riserve naturali incontaminate e luoghi esotici, normalmente distanti dalle frenetiche esistenze umane. L’uomo ha apportato, in questi luoghi, dei cambiamenti drastici che hanno influito sul consumo di suolo e sulla degradazione dell’ambiente naturale; ma, specialmente, è stato il commercio della fauna selvatica che ha reso lo scoppio di possibili pandemie una minaccia concreta.

I fenomeni di urbanizzazione, distruzione degli habitat e  commercio illegale di animali esotici aumentano le probabilità di trasmissione di patogeni dagli animali all’uomo. Lo spillover zoonotico avviene perché, a causa di questi fattori, aumenta la vicinanza fisica tra gli esseri umani e le creature che dovrebbero essere lasciate in pace, in ambienti vergini e incontaminati.

Photo by Allie Smith on Unsplash

Quindi, è colpa dell’uomo se ci ritroviamo ad affrontare – totalmente impreparati – queste infezioni zoonotiche. Uno studio effettuato da PREDICT – in America, per lo Sviluppo Internazionale – ha dimostrato che gli animali che condividono il più alto numero di virus con l’uomo sono quelli domestici o da allevamento: parliamo, quindi, di animali che si sono ben adattati alla convivenza con l’uomo (come, appunto, volatili, maiali e bovini). Inoltre, lo studio spiega che ciò avviene anche con animali che, in alcune aree geografiche, vivono vicino ai raccolti, come alcune specie di roditori, di pipistrelli o di primati. Questi animali hanno molte più probabilità di trasferire infezioni all’uomo.

Virus e disboscamenti: perché in queste aree è più facile il contagio

Le foreste tropicali di tutto il mondo stanno subendo cambiamenti radicali, sia nell’uso della terra che per i continui disboscamenti – moltissimi causati dagli allevamenti intensivi di bestiame. Spesso, le popolazioni umane vivono vicino ai margini di queste “foreste frammentate” che – secondo uno studio recentemente pubblicato dal Politecnico di Milano – essendo continuamente minacciate dalla deforestazione, possono essere particolarmente esposte alle infezioni zoonotiche. Il motivo è semplice: la vicinanza con una foresta disboscata aumenta la probabilità che gli esseri umani entrino in contatto con i serbatoi delle malattie. Lo studio dimostra come, in questi focolai, lo spillover dalla fauna selvatica si sia verificato principalmente nei punti caldi della frammentazione delle foreste.

Un esempio è fornito dal caso eclatante dell’epidemia di Ebola, scoppiata nel 2013 in Africa occidentale. Viene dimostrato nello studio come sia iniziata a causa della deforestazione – sebbene i fattori ambientali che controllano la trasmissione degli Ebolavirus dai bacini della fauna selvatica agli esseri umani non sono ancora ben compresi: si sospetta che alcune specie di pipistrelli fungano da riserve per gli Ebolavirus. L’invasione umana nelle aree boschive porta alla distruzione delle foreste e può aumentare l’esposizione ad infezioni zoonotiche, attraverso varie interazioni, indirette o dirette (come il consumo di carne di animali selvatici).

Nel caso dell’epidemia di virus Ebola è ancora poco chiaro se lo spillover sia stato causato dal contatto o dal consumo di carne: è certo però che l’epidemia sia iniziata da villaggio vicino a Gueckedou (Guinea). Questo villaggio non è in prossimità delle aree forestali principali ma è circondato da un paesaggio – originariamente incontaminato – fortemente rimodellato da piantagioni e altre attività umane. Qui sono stati trovati anticorpi indicativi di infezione da Ebolavirus all’interno di alcune popolazioni di pipistrelli: pertanto, i pipistrelli sono considerati gli ospiti del serbatoio putativo per gli Ebolavirus.

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