fbpx

Perché continuare a mangiare Carne ucciderà il Pianeta

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Indice

Dalla seconda metà del Novecento il consumo di proteine animali (che si trovano in in carne, pesce, uova, latticini) in tutto il mondo è aumentato insieme alla popolazione mondiale, passata da 2,7 a oltre 7 miliardi di persone. Di conseguenza, macellazione e vendita di carne sono quintuplicate: dal 1990 al 2017 la produzione di carne, latte e uova è passata da 758 a 1.247 milioni di tonnellate. La FAO ha stimato che entro il 2050 si arriverà a produrre 465 milioni di tonnellate di carne all’anno: una cifra paurosa. Il problema è che non ce lo possiamo assolutamente permettere.

Il 60% dei mammiferi terrestri è costituito da animali da allevamento (specialmente bovini e suini), il 36% da umani e appena il 4% da mammiferi selvatici.

Questi dati – riportati da Focus – mettono in evidenza un pericoloso squilibrio: la quasi totalità degli animali che vivono sulla terra nascono, crescono e si riproducono unicamente per diventare nostro cibo. L’allevamento intensivo di carne da macello è responsabile di una disastrosa perdita di biodiversità, non solo animale – risulta chiaro che abbiamo “selezionato” i mammiferi che continueranno a vivere sulla Terra – ma anche e soprattutto vegetale. Ma questo è solamente uno dei problemi causati dagli allevamenti intensivi:

  • Riduzione della biodiversità e delle Foreste;
  • Produzione massiccia di enormi quantità di gas serra;
  • Distruzione e Inquinamento delle riserve idriche del pianeta.

Allevamento Intensivo, Biodiversità e Deforestazione

L’impatto ambientale dovuto all’allevamento intensivo di animali è causato da tantissimi fattori – l’occupazione delle terre, la deforestazione, la degradazione del suolo, l’emissione di gas serra – che concorrono insieme a determinare un significativo impatto sulla biodiversità, sia animale che vegetale. Innanzitutto, vengono selezionate le specie animali da allevare e scartate le rimanenti – riducendo al minimo la diversità animale in natura – e queste specie vengono impiantate con forza in territori a loro “alieni”. Quindi, vengono selezionate anche le specie vegetali – cereali, frumento ecc – che verranno coltivate per nutrire questi animali.

Delle mucche in un allevamento intensivo sfruttate per ricavare la carne
Gli allevamenti intensivi di mucche vengono sfruttati per ricavare un gran quantitativo di carne | Photo by Etienne Girardet on Unsplash

La produzione di cibi di origine animale richiede un vasto uso di risorse alimentari: basti pensare che 1/3 della produzione mondiale di cereali viene consumata dagli animali allevati. Questo implica che moltissimi dei campi coltivati (in America rappresenta il 40% di tutto il territorio della nazione) vengono destinati agli animali da macello – per di più, si tratta di monoculture: campi sterminati destinati alla coltivazione di singoli cereali. L’impatto sulla natura di queste monoculture è allarmante, specialmente sugli insetti e tutto ciò che comporta la loro scomparsa. Il settore dell’allevamento sfrutta oltre il 30% delle terre emerse (tra coltivazione di foraggio e pascoli). Inoltre, incrementando terreni agricoli (che verranno sfruttati per produrre foraggio) vengono distrutte le foreste, i polmoni verdi del nostro pianeta.

La minaccia dell’allevamento è particolarmente grave nella Foresta Amazzonica: in questa regione è la causa primaria di deforestazione dagli anni ’70 e nel 2006 la FAO ha stimato che, complessivamente, il 70% delle terre deforestate dell’Amazzonia è stato trasformato in pascoli bovini – e la produzione di mangime occupa gran parte del restante 30%. Tuttora, il Brasile è il principale esportatore mondiale di carne bovina. L’allevamento di bovini nella regione amazzonica è considerato il principale fattore di deforestazione del mondo: Greenpeace ha stimato che, a causa dell’allevamento di bestiame, scompare in media un ettaro di foresta amazzonica ogni otto secondi.

L’Amazzonia viene deforestata principalmente per ottenere terreno da dedicare al Pascolo del Bestiame.
(Fonte: Mongabay)

Va considerato, infine, un altro fattore: è stato più volte dimostrato come sia effettivamente “sconveniente” dedicare tutto questo spazio agricolo al mangime per animali. I dati parlano chiaro: in America, ogni anno, gli animali allevati consumano oltre 40 milioni di tonnellate di proteine vegetali per crescere. Una volta macellati, forniscono solamente 7 milioni di tonnellate di proteine animali destinate al consumo umano. La produzione di proteine dalla carne necessita di 17 volte più terra rispetto all’equivalente quantitativo di proteine fornite dai vegetali.

Insomma, l’allevamento intensivo richiede molta più acqua, territorio e fertilizzanti della coltivazione di piante utilizzate direttamente come cibo. Questo fa riflettere: se utilizzassimo la metà dei terreni attualmente destinati alla coltivazione di mangime per coltivare vegetali e legumi, salveremmo ettari di terreno – e avanzerebbe comunque qualcosa. Il rapporto tra cibo speso per nutrire gli animali e il cibo che da essi ricaviamo è decisamente sconveniente.

Allevamento Intensivo e Cambiamento Climatico

L’allevamento di animali da macello è responsabile, da solo, del 15% del totale di tutte le emissioni di gas a effetto serra di origine antropica (specialmente di anidride carbonica e metano) secondo la FAO – che non considera però la CO2 non più assorbita dalle Foreste deforestate a causa degli allevamenti e neanche la CO2 esalata dagli animali da allevamento. Dopo aver inserito nel conteggio anche queste emissioni trascurate dalla FAO, i ricercatori del Worldwatch Institute hanno stimato che il bestiame è responsabile del 51% delle emissioni globali annue.

Secondo la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, se le mucche fossero un paese, sarebbero terze in classifica per emissioni di gas serra dopo la Cina e gli Stati Uniti

J. S. Foer, Possiamo salvare il mondo prima di cena

I gas serra – per quei pochi che ancora non lo sapessero – causano il Riscaldamento Globale, maggiore responsabile (e allo stesso tempo conseguenza) del Cambiamento Climatico. Una recente statistica dimostra come gli allevamenti intensivi siano, in Italia, la seconda causa di inquinamento da polveri sottili.

fonte: Greenpeace

Nonostante gli allevamenti intensivi non siano “troppo” responsabili per la diffusione di CO2 (circa il 9%) producono quantità enormi (il 40%) di un altro gas altamente nocivo: il metano, il cui effetto – in termini di riscaldamento dell’atmosfera – è 80 volte superiore a quello della CO2 nei primi 20 anni dopo l’emissione. Come viene prodotto tutto questo metano? Semplice. Viene originato dal processo digestivo e, quindi, prodotto dalle flatulenze e dalle deiezioni degli animali allevati. A tutto ciò, andrebbe aggiunta la produzione di gas serra che deriva dall’energia utilizzata per far muovere tutto il complesso macchinario che sta dietro all’industria zootecnica.

Allevamento intensivo e Inquinamento delle Acque

Arriviamo, infine, alle risorse idriche: quasi 1/3 del consumo d’acqua nelle attività umane viene impiegato per allevare gli animali da carne – per non parlare dei fenomeni massicci di inquinamento delle falde acquifere che ne conseguono.

L’acqua viene utilizzata per abbeverare gli animali, partecipa attivamente al processo di macellazione, di pulizia e manutenzione, ma – come riporta l’Unesco il 98% viene utilizzata per innaffiare il foraggio. Su scala globale, vengono impiegati oltre 2300 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno per sostenere l’allevamento intensivo. Questo settore è la più importante fonte di inquinanti delle acque, a diversi livelli, principalmente a causa delle deiezioni animali, a cui seguono: antibiotici, ormoni, sostanze chimiche come fertilizzanti e fitofarmaci usati per le colture. Negli Stati Uniti circa il 55% dell’erosione del terreno è attribuibile al pascolo del bestiame – e (tornando al primo punto) causa la perdita di biodiversità, oltre che di sterilità, del terreno superficiale.

Continuare con gli Allevamenti Intensivi ucciderà il Pianeta: bisogna agire subito

Ormai è chiaro: non possiamo occuparci dei Cambiamenti Climatici se non ci occupiamo prima dell’allevamento degli animali. Se il consumo di carne – e latticini, uova ecc – a livello globale proseguirà secondo il trend attuale, l’aumento delle temperature supererà i 2 gradi (anche tagliando le emissioni di tutti gli altri settori inquinanti). Mentre, come sancito dagli Accordi di Parigi, per limitare al massimo i danni dovremmo mantenere l’aumento delle temperature al di sotto dei 1.5 gradi centigradi. Non dobbiamo diventare improvvisamente tutti vegani per scongiurare il pericolo imminente, ma dovremmo ridurre drasticamente i nostro consumo di proteine animali – almeno di 2/3 – per poter sperare di riuscirci.

Probabilmente, cambiare il nostro modo di mangiare non sarà di per sé sufficiente a impedire il Cambiamento Climatico. Ma, certamente, non possiamo tentare di impedire il Cambiamento Climatico senza cambiare il nostro modo di mangiare.

tag post:
Condividi su facebook
CONDIVIDI
Iscriviti alla Newsletter
Non preoccuparti, anche noi odiamo lo spam.
© 2020 | Greender.it