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Perché le diete non funzionano?

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Uno dei business che, nella società contemporanea, fattura di più è quello delle diete. Ne esistono di tutti i tipi: iperproteiche, ipocaloriche, del metabolismo, del gruppo sanguigno, la Dukan… e potrei continuare ancora per molto. Eppure, tutte queste diete – tra loro diversissime, ma che promettono lo stesso identico risultato – funzionano solo per pochissimi, mentre la maggior parte delle altre persone che decide di mettersi a dieta è destinato a spendere soldi, perdere inizialmente 5-6 kg e poi.. rimetterli. Perché?

Photo by Jamie Matociños on Unsplash

Le Diete nascono assieme ai Fast Food

Agli inizi del Novecento, essere sovrappeso era un’eccezione, non la norma: solamente i più ricchi potevano “permettersi” il concetto di dieta, perché il cibo non era comodamente alla portata di tutti. Eppure, lo diventò presto, a partire dagli anni ’50 con il Boom Economico. In quel periodo storico il mondo ha creato una nuova malattia: l’obesità. Il cibo si trovava ovunque, era facile produrlo, comprarlo e conservarlo – grazie alle innovazioni tecnologiche – ma soprattutto era economico, abbondante e buonissimo. Ed è proprio assieme a questa sovrabbondanza che sono nate anche le diete. Strano? Non proprio.

Dagli anni ’50 il mondo contemporaneo è diventato il luogo di sfida tra due colossi: l’industria delle diete – agevolata dalla diffusione dei nuovi media, come cinema e televisione – che spinge ad eliminare le calorie, i carboidrati e i grassi, a mangiare poco per perdere peso (ed essere bellissimi come le star) e, dall’altra parte, l‘industria alimentare, in continua trasformazione ed evoluzione. Come resistere alle pubblicità che mostrano banchetti infiniti, hamburger succulenti e dolci meravigliosi? Ecco il problema: non si può resistere.

Photo by sk on Unsplash

L’agricoltura e l’allevamento, per stare dietro all’aumento della domanda hanno sviluppato nuovi metodi per produrre più cibo cercando di abbattere i costi e stare dietro ai prezzi ridicoli dei fast food (un hamburger può valere davvero 1$?). Facciamo un piccolo esempio: dal 1977 al 1995, il consumo totale di patate in America è aumentato di circa il 30% ed è rappresentato quasi esclusivamente dall’aumento del consumo di patatine fritte, ovviamente nei Fast Food. Questo perché è più semplice ed economico accedere al cibo “spazzatura” piuttosto che al cibo sano. Un hamburger costa 1$ mentre delle verdure fresche costano di più e non sono così facilmente accessibili quanto i Fast Food, situati praticamente ovunque, specialmente in America (dove il tasso di obesità è maggiore che altrove).

All’inizio degli anni ’70 il 14% della popolazione è stata classificata come obesa dal punto di vista medico. Oggi – secondo il Center for Disease Control – i tassi di obesità sono due volte superiori. Cosa spiega questa esponenziale crescita dell’obesità? Semplice: c’è stato un aumento delle calorie consumate. Questo è anche il ragionamento che si può trovare alla base delle diete: assumere più calorie fa mettere su peso, meno calorie lo fanno perdere.

Standard di obesità nel mondo – aggiornato al 2000.

Uno studio dimostra come l’obesità in aumento nei vari paesi è correlata all’aumento delle nuove tecnologie alimentari e agli alimenti trasformati, che sono accessibili a prezzi bassissimi. Ed è qui che intervengono i problemi di autocontrollo (e ricordiamolo: l’autocontrollo è alla base di una dieta funzionante). Se le persone hanno già difficoltà a controllare quanto mangiano, l’abbassamento dei costi nella filiera alimentare può aumentare questo problema. Certamente, i 40 – 100 miliardi di dollari spesi ogni anno in diete testimoniano la difficoltà nel gestire questo autocontrollo.

Metabolismo: un grande problema nelle diete

Il metabolismo è, in sintesi, l’energia richiesta per rimanere in vita. Questa energia viene recuperata dal cibo: circa l’80 viene utilizzato esclusivamente dai processi corporei (come la digestione, il battito cardiaco ecc) e non viene bruciato dall‘esercizio fisico che, nonostante tutti gli sforzi compiuti, non aiuta a bruciare le calorie di tutto ciò che mangiamo. La conseguenza? Dopo l’esercizio fisico siamo stanchi, soddisfatti e… affamati.

A ciò va aggiunta un’altra questione importantissima: il nostro corpo non vuole perdere peso. Il senso di fame aumenta in proporzione alla perdita di peso, e ciò dipende da un ormone: la leptina, che regola il senso di fame in ogni individuo. Numerosi studi hanno notato come la concentrazione di leptina diminuisca notevolmente nei soggetti appena usciti da una dieta. Cosa significa? Alla fine di una dieta il metabolismo è notevolmente rallentato, poiché il corpo ha capito di star perdendo peso (e assumendo minori quantità di calorie) perciò entra in modalità “risparmio energetico”. Inoltre, avendo in circolo una minore concentrazione di leptina, il senso di fame aumenta e si vogliono assumere molte più calorie rispetto a prima di perdere peso. Questi sono aspetti metabolici che, purtroppo, non possono essere controllati: un individuo che ha perso una notevole quantità di peso – sottoponendosi ad uno sforzo non indifferente per combattere contro il proprio autocontrollo e le pubblicità dei fast food – si ritrova, dopo qualche mese, ad avere un metabolismo lentissimo (quindi a bruciare molte meno calorie) e un appetito alle stelle.

Infine, il parametro che possiamo controllare di meno: la Genetica.

Il 50% delle differenze di peso tra le persone – e la capacità o meno di perderlo – dipendono dai geni. Non significa che non si possa assolutamente dimagrire a causa di questi geni, ma semplicemente che alcuni di noi sono più predisposti geneticamente ad essere sovrappeso.

Quindi, esiste una soluzione? Gli esperti dicono di sì: il trucco non è concentrarsi sulle quantità di cibo, poiché vedere un piatto semivuoto davanti a sé aumenterà di certo il senso di inadeguatezza, insoddisfazione e fame. Bisogna concentrarsi su cosa si mangia, a prescindere di quanto sia facile accedervi: un cibo integrale a fronte di uno raffinato, ad esempio, contiene molte più fibre e proteine e certamente meno grassi e zuccheri. Non bisogna pensare di iniziare una dieta privativa – perché il nostro corpo non è programmato per perdere peso, ma per mantenerlo e preservarlo in vista di tempi difficili e carestie – ma concentrarsi sulla qualità del cibo che si sta consumando. Più frutta e verdura, meno cibo processato. Mangiare genuino, fresco, locale. Non ci sono metodi segreti e innovativi per iniziare la dieta perfetta: è tutto qui.

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