fbpx

Raccolta Differenziata: no, i Camion non “mettono tutto insieme”

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su whatsapp
WhatsApp
Indice

Cosa succede dopo avere buttato l’apposito rifiuto nel bidone della raccolta differenziata, sperando che sia quello giusto? Ecco, possiamo dire che questo resta per molti uno dei più grandi misteri in assoluto. Sappiamo solo che, ad un certo punto (non ben identificato, nel cuore della notte) arriva un camioncino a portarselo via. Il resto è buio.

A causa della carenza di informazioni sul destino della nostra spazzatura (e anche per una certa diffidenza nei confronti dei nostri organi amministrativi) negli anni si sono sviluppate leggende metropolitane piuttosto radicate, tutte incentrate sull’idea che: “Tu fai la differenziata, poi loro passano coi camion e alla fine mettono tutto insieme lo stesso”. Ecco, no.

Il luogo comune è piuttosto diffuso. In realtà, vengono effettuati periodicamente controlli per verificare che raccolta e gestione dei rifiuti siano effettuate a dovere. I rapporti sono resi pubblici (qui ad esempio) e offrono informazioni e statistiche sulla raccolta.

Raccolta Differenziata, questa sconosciuta (in Italia)

Non è un mistero che moltissimi di noi non hanno la minima idea su come funzioni davvero la raccolta differenziata. Questo non dipende solamente dalla nostra pigrizia (che anche è un fattore determinante) quanto dalla vaghezza del sistema italiano, il primo a non avere le idee ben chiare a riguardo.

esempio di raccolta differenziata
Per essere sicuro di cosa gettare e dove, consulta il tuo comune di residenza.
Inoltre ricorda sempre di pulire i contenitori (sia in vetro che in plastica) prima di gettarli!
(Photo by Jasmin Sessler on Unsplash)

In Europa, ogni Stato membro decide per sé cosa fare della incredibile quantità di rifiuti urbani che produciamo (la media europea oscilla tra i 500 e i 600 chili per abitante all’anno). Se si vuol fare un paragone pratico: ogni anno, dieci di noi producono immondizia equivalente al peso di un elefante.

Ogni Stato decide quindi cosa fare: quella che non finisce in discarica (che sarebbe l’ultimissima spiaggia dove vanno a morire le carcasse di spazzatura) proviene dalla raccolta differenziata. Ci sono Paesi che ancora portano in discarica più del 90% del loro pattume (Lituania, Polonia, Repubblica Ceca) e altri attestati tra lo 0 e il 5% (Svizzera, Svezia, Olanda, Germania, Danimarca, Belgio). Diciamo che l’Italia (con il suo 60%) sta nel mezzo: non tanto male ma potrebbe decisamente fare meglio.

 in Italia non si può fare troppo affidamento sui colori dei cassonetti per sapere dove buttare via il sacchettino di spazzatura. Ogni comune ha un regolamento diverso, per cui bisognerebbe informarsi presso lo stesso per effettuare una precisa ed affidabile raccolta differenziata.

Di base (e questo vale più o meno ovunque) la raccolta differenziata interessa quattro grandi tipologie di rifiuti: carta, vetro, alluminio/acciaio e plastica. Inoltre, ci sono quelle più limitate, come medicinali e pile esauste. A questi si aggiunge, in alcuni comuni, l’ulteriore separazione tra l’organico (meglio conosciuto come “umido”) e i rifiuti non differenziabili.

No, non passa il camion che tanto “mette tutto insieme”

Ogni comune affida la gestione dei rifiuti ad un’azienda, che si fa carico sia della raccolta che dello smaltimento. Le aziende possono essere private o pubbliche e dipendere meno o più dal comune.

Ci sono alcuni comuni nei quali i rifiuti sono ritirati porta a porta, altri che invece predispongono ancora la per strada, che viene effettuata da mezzi di diverse dimensioni, a seconda delle diverse tipologie. Vengono poi trasportati negli appositi impianti dove i vari tipi di rifiuti sono smistati e, in seguito, caricati su altri camion (decisamente più grandi) che li porteranno negli impianti finali per il loro trattamento.

(Photo by Zibik on Unsplash)

L’importanza di questi impianti di smistamento è fondamentale, appunto perché non è affatto semplice separare i materiali presenti in ogni singolo sacco dell’immondizia: spesso vengono gettati alla rinfusa e ancora sporchi materiali tra loro molto eterogenei.

I vetri molto spesso arrivano frantumati, i contenitori di plastica sono unti e la carta è diventata poltiglia. Ed è qui che entra in gioco la responsabilità del cittadino. Se ognuno separasse a a monte i propri rifiuti (facendo quindi la raccolta differenziata a casa propria) provvederebbe nel suo piccolo a una parte del lavoro più complicato del processo di riciclo.

Cosa accade ai rifiuti dopo essere stati smistati?

Dopo aver lasciato le stazioni di trasferimento (dove sono sono stati accuratamente smistati), i rifiuti raggiungono gli stabilimenti dove vengono trattati a seconda della loro tipologia: la plastica viene, ad esempio, trattata in modo molto diverso rispetto a carta e vetro. In questi stabilimenti vengono adottate soluzioni automatiche che riconoscono il rifiuto (quindi, se si tratta di plastica, che tipo di plastica), identificato dal sistema tramite onde elettromagnetiche.

Come funziona? In origine il materiale era fatto transitare su nastri trasportatori e gli addetti riconoscevano visivamente le diverse tipologie di imballaggio, effettuando la selezione a mano. Oggi quasi tutto viene selezionato automaticamente grazie a macchinari detti detettori ottici. Questi apparecchi sono dotati di un emettitore di onde elettromagnetiche che, colpendo il materiale che transita sul nastro trasportatore, determinano per ogni prodotto una diversa lunghezza ed ampiezza delle onde riflesse.

Con uno spettrometro è così possibile riconoscere quale polimero stia transitando e quindi convogliarlo per essere raggruppato con i suoi omologhi. Un numero ridotto di operatori sorveglia il lavoro della macchina, intervenendo se viene commesso un errore.

Raccolta Differenziata della carta
La carta è l’elemento più riciclato in assoluto.
(Photo by Michael Jin on Unsplash)

Ma non finisce qui: I rifiuti – ad esempio quelli della plastica – vengono suddivisi per tipologia, immagazzinati e successivamente venduti alle industrie che li lavorano per il riciclo vero e proprio. La plastica riciclata viene usata per tantissimi scopi, dalle coperte di pile agli arredi urbani (panchine, staccionate e giochi per i parchi pubblici) e per ognuno di questi ci si serve una diversa tipologia di plastica.

La plastica, ad esempio, può essere composta da polimeri differenti, come:

  • PET, polietilene tereftalato o polietilentereftalato, parte della famiglia dei poliesteri, particolarmente adatto alla produzione di bottiglie per bevande gasate e vaschette;
  • PE-HD, formato da catene lineari che conferiscono una maggiore resistenza e rigidità, rendendolo quindi particolarmente adatto alla produzione di barattoli e contenitori rigidi;
  • PVC, una termoplastica adatta agli usi edili e industriali.
  • PE-LD, usato nella produzione di manufatti flessibili come film e pellicole, ma anche sacchetti e buste;
  • PP,  cioè il polistirene con viene realizzato un gran numero di manufatti: dalle stoviglie monouso agli imballaggi.

Ma non solo plastica: la carta è il materiale più riciclato. Il 90% dei sacchetti, delle scatole e dei giornali è realizzato con carta riciclata. Il vetro e l’alluminio hanno una resa ancora migliore e possono essere riciclati teoricamente all’infinito. Circa oltre il 70% delle bottiglie di vetro è prodotto a partire dal materiale vetroso recuperato con la raccolta differenziata.

Purtroppo, c’è ancora molto da lavorare per rendere più diffusa la differenziata nel nostro paese, che offre evidenti vantaggi sia sul piano ambientale sia economico.

tag post:
Condividi su facebook
CONDIVIDI
Iscriviti alla Newsletter
Non preoccuparti, anche noi odiamo lo spam.
© 2020 | Greender.it