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Ghiacciai e riscaldamento globale
Scioglimento dei ghiacciai e riscaldamento globale

Scioglimento dei ghiacciai: da incubo a realtà

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Avete mai sognato di vivere in prima persona di essere travolti dall’acqua in un’inondazione, un allagamento o uno tsunami? Beh, quello che per molti esseri umani è soltanto un incubo frequente, sembra  non discostarsi molto dalla possibile futura realtà.

Siamo di fronte ad una situazione allarmante: i ghiacciai dei poli si stanno sciogliendo ad un velocità 6 volte superiore rispetto a 30 anni fa. Ricerche recenti hanno messo in chiaro che la perdita media annuale di ghiaccio in Groenlandia e Antartide negli anni Dieci di questo secolo è stata di 475 miliardi di tonnellate, sei volte gli 81 miliardi di tonnellate all’anno degli anni Novanta del secolo scorso.

Lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale che è causa dell'inquinamento creato dall'uomo
L’anomalo e progressivo aumento dello scioglimento dei ghiacciai è causato dal surriscaldamento globale dovuto all’inquinamento prodotto dall’uomo

Dal 1992 al 2017 i due territori hanno perso complessivamente 6.400 miliardi di tonnellate di ghiaccio, il 60% solo in Groenlandia. Lo studio rivela che la perdita dei ghiacci riscontrata nei due poli rispecchia lo scenario peggiore fra quelli prospettati dall‘Ipcc – Comitato Scientifico dell’Onu – sul riscaldamento globale. L’Ipcc prevede al 2100 un innalzamento del livello dei mari di 53 centimetri, se non verrà fermato il cambiamento climatico, con 360 milioni di abitanti di zone costiere danneggiati. Ma la ricerca dell’Università di Leeds prevede al 2100 un innalzamento di 70 centimetri, con 400 milioni di persone colpite.

Queste previsioni – lasciatemi passare la metafora – sono agghiaccianti. Il fenomeno riguarda tutti, a qualsiasi latitudine, da qui ai prossimi 80 anni.

L’oceano sarà sottoposto a surriscaldamento per tutto il Ventunesimo secolo, con perdita di ghiaccio marino artico, di ossigeno, maggiore acidificazione, ondate di calore marine sempre più frequenti e un indebolimento della circolazione meridionale dell’Atlantico»

affermano gli esperti.

E non solo: «Anche per le Alpi europee, a bassa quota, restarsene inermi di fronte a ciò che sta accadendo al clima, significherebbe la scomparsa di gran parte dei ghiacciai entro il 2100».

E se pensavate che la lista delle conseguenze fosse finita, mi dispiace deludervi, ma non è così.

È ben risaputo che i ghiacciai rappresentano un archivio di quanto accaduto in passato. Attraverso i carotaggi si ricostruisce la storia climatica fino a 15mila anni fa. Il disgelo dei ghiacciai potrebbe liberare virus e batteri che non sono più attivi da millenni. Stiamo parlando di agenti patogeni che potrebbero liberarsi nell’aria ed entrare in contatto con le falde acquifere.

Volete che vi faccia qualche esempio? Vaiolo, antrace e peste bubbonica – vi dicono qualcosa?

Non solo, potremmo essere esposti ad altre malattie di cui non si sa ancora nulla. In un progetto di ricerca del 2015 iniziato da un team di ricercatori statunitensi e cinesi è stato analizzato il contenuto microbico delle carote di ghiaccio prelevate in Tibet. Con l’analisi microbiologica sono stati identificati 33 gruppi di virus, 28 dei quali sconosciuti e sepolti da millenni. Ma siamo realmente esposti a questo rischio?

Virus non conosciuti conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai
Alcuni virus sconosciuti all’uomo sono “freezati” nei ghiacciai.

Ebbene, quello che sappiamo è che, in condizioni normali, ogni estate nel permafrost – tipo di terreno perennemente ghiacciato, che si trova tra l’estremo Nord Europa, la Siberia e l’America Settentrionale – lo strato superficiale è il più sensibile ai cambiamenti del clima. Si scioglie durante il periodo estivo (anche oltre la quota di 2600 metri sulle Alpi, ad esempio), ma può arrivare anche a profondità di 1500 metri in Siberia. Lo strato più profondo non ha mai subito decongelamento dall’ultima era glaciale, circa diecimila anni fa. Ma col riscaldamento globale questa copertura glaciale è in costante diminuzione.

Il Global risk report 2020 del World Economic Forum sostiene che tra i dieci rischi globali più probabili cinque sono ambientali. E tra quelli con maggiore impatto distruttivo, quelli ambientali si trovano al primo, terzo e quarto posto.

Global Risk Report 2020 del World Economic Forum
Global Risk Report 2020: Tra i primi dieci rischi con impatti distruttivi, il primo, il terzo e il quarto, sono ambientali.

Insomma, una serie di buone e rassicuranti notizie per noi e i nostri posteri: questo è lo scenario – apocalittico, certo – che si prospetta se non dovessimo riuscire a contenere l’innalzamento delle temperature globali al si sotto dei 2°.

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