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Questo stop all’Inquinamento non è una buona notizia per il Clima

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Ne stanno parlando tutti – ma proprio tutti – perché è certamente la dimostrazione di come, anche nel male, ci possa essere speranza: l’inquinamento è in calo in tutto il mondo, grazie alle misure restrittive messe in atto per debellare la pandemia da Coronavirus.

Ovunque si trovano fotografie e video di come la natura, lentamente, si stia riprendendo i propri spazi – dalle oche che passeggiano in centro a Treviso alle scimmie libere in Thailandia, per non parlare delle acque limpide nei canali di Venezia – a dimostrazione di quanto si possa fare per l’ambiente in così poco tempo (anche se in maniera involontaria).

Il dato più eclatante è quello diffuso da una ricerca svolta sul tasso di mortalità del Covid-19 paragonato a quello dell’inquinamento: le misure restrittive messe in atto hanno evitato almeno cinquantamila morti per inquinamento atmosferico – più delle vittime finora riscontrate del Covid-19 nello stesso periodo.

L’Italia è il primo paese in Europa (e undicesimo nel mondo) per morti premature causate dall’esposizione alle polveri sottili Pm2.5

Insomma, il Coronavirus ha immobilizzato il mondo per un mese riuscendo in un’impresa che sembrava impossibile: pulire i cieli inquinatissimi della Cina e far calare notevolmente le concentrazioni di polveri sottili in Lombardia. Tutti siamo soddisfatti di questo risultato (neanche fosse stato conseguenza di un programma ambientale messo a punto da tutti gli Stati più inquinanti del mondo). Eppure, le stime a lungo termine non sono così positive.

La crisi economica che seguirà la Pandemia farà moltiplicare le emissioni inquinanti

Sembra che gli effetti benefici siano destinati a scomparire alla stessa velocità con la quale sono arrivati. Perché? Le conseguenze negative arriveranno a lungo termine, quando l’emergenza potrà dirsi conclusa – si spera entro la fine dell’estate – e gli Stati dovranno fare i conti con una delle più catastrofiche crisi economiche di tutti i tempi.

Come già riportato da Internazionale, le crisi economiche che si sono susseguite nell’ultimo Secolo (dagli shock petroliferi degli anni settanta alla crisi finanziaria asiatica degli anni novanta) hanno influito notevolmente sul clima – in due tempi.

Inizialmente hanno comportato delle notevoli riduzioni delle emissioni di Co2 – tali da favorire un drastico calo dell’inquinamento. In realtà, sarebbe più corretto parlare di una riduzione della crescita delle emissioni più che di vero e proprio stop – come sta accadendo adesso.

In seguito, invece, queste crisi hanno determinato un aumento delle emissioni. Le cause sono le misure inevitabilmente adottate dagli Stati in seguito alla cristi stessa, con l’intento di stimolare nuovamente la crescita.

Nel 2009 la crisi finanziaria ha provocato una riduzione del Pil globale dello 0,1% e un calo delle emissioni di anidride carbonica dell’1,2%. Anche in quel caso molti parlarono di una possibile svolta nella crisi climatica. Ma nel 2010 le misure di stimolo economico provocarono un aumento del 5,1% nelle emissioni, molto più rapido che negli anni precedenti la crisi.

cit. Internazionale, articolo online del 19/03/2020

Cosa vuol dire? Beh, è semplice. In tempi di normalità – quando non scoppiano crisi mondiali o Pandemie disastrose, per esempio – ogni Stato investe una percentuale delle proprie finanze pubbliche in energia pulita e rinnovabile, o almeno in tecnologie che la riguardano. Nel momento in cui questi fondi vengono meno (o c’è bisogno di tagli, forti imposizioni e misure d’emergenza per tornare al Pil di partenza) i soldi da investire in opere costose – come lo sono, appunto, quelle pulite – scarseggiano. Nel caso del petrolio la questione è ancora più semplice: si approfitta dell’improvviso calo dei prezzi per comprarne in grandi quantità o, semplicemente, favorirne l’utilizzo – per una mera questione economica.

Una tabella che mostra l'andamento dell'inquinamento atmosferico
fonte: Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Fatih Birol, direttore esecutivo dell’AIE (Agenzia Internazionale dell’Energia) ha avvertito – come riporta il Guardian – che l’epidemia potrebbe provocare un rallentamento della transizione mondiale all’energia pulita, a meno che i governi non utilizzino degli “investimenti verdi” per sostenere la crescita economica.

La Pandemia “economica” probabilmente bloccherà molti progetti infrastrutturali in programma – come gli investimenti da miliardi di dollari in energia pulita necessari per evitare una catastrofe climatica entro la fine del decennio. Il leader dell’AIE ha esortato i politici a fare l’esatto opposto di ciò che, prevedibilmente, faranno: sfruttare la flessione dei prezzi globali del petrolio per eliminare i sussidi ai combustibili fossili (da utilizzare, magari, per le spese sanitarie).

Il 70 per cento degli investimenti mondiali in energia rinnovabile dipende dalle finanze pubbliche (che ora scarseggiano)

Insomma, la questione climatica è improvvisamente slittata all’ultimo posto nella lista delle priorità dei big mondiali. L’intento primario di ogni Stato, nei prossimi tempi, sarà risanare la propria economia – e di certo non ridurre le emissioni, come previsto dai numerosi accordi (uno su tutti: Parigi 2015). Eppure, in questo momento non si parla d’altro se non di inquinamento.

Nel 2020 il Regno Unito ospiterà la 26a Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sul cambiamento climatico a Glasgow dal 9 al 20 novembre, mentre l’Italia dovrebbe ospitare gli eventi preparatori a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre.

La prossima conferenza sul clima è prevista a Glasgow il prossimo Novembre. Inutile dire che gli incontri preliminari sono già slittati a causa dell’emergenza Coronavirus – precauzioni necessarie, certo, dato che anche altri eventi importantissimi sono stati posticipati (come le Olimpiadi Tokyo 2020 – o meglio, 2021). Per ora si possono solo fare delle supposizioni riguardo cosa accadrà: quest’anno sono previsti numerosi cambiamenti che giocheranno un ruolo primario sulle questioni climatiche come (un esempio casuale) le elezioni presidenziali americane previste il prossimo Autunno.

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