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Joe Exotic con una tigre, un'immagine della serie Netflix Tiger King
Il Tiger King, Joe Exotic, mentre abbraccia una tigre | Foto: Tiger King, Netflix

Tiger King: sfruttamento di 1200 animali in una storia incredibile

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In America è la serie del momento. Tiger King: Murder, Mayhem and Madness è una storia veramente assurda, a tratti surreale, ma tristemente vera. La docu-serie sbarcata su Netflix il 20 marzo, ha conquistato milioni di spettatori, stregando il pubblico USA.

Il protagonista di questa grottesca docu-serie (ideata e prodotta da Eric Goode e Rebecca Chaiklin) è Joe Exotic – nome d’arte di Joseph Allen Maldonado-Passage, nato Joseph Allen Schreibvogel – autoproclamatosi Re delle Tigri. Questo bizzarro Tiger King apre alle telecamere le porte del suo zoo, il Greater Wynnewood Exotic Animal Parkin, che ospita più di 1200 fra tigri, leoni, orsi, lupi e alligatori in cattività: quest’abbondanza lo rende il maggior possessore di grandi felini degli Stati Uniti.

La serie Tiger King è stata seguita da 64 milioni di account Netflix, come annunciato dalla piattaforma stessa

La docu-serie: di cosa parla?

Più che un documentario, Tiger King è un vero e proprio reality show – uno di quelli assurdi, ai limiti della realtà – che riguarda la vita di Joe Exotic, a cui si aggiungono due personaggi ricorrenti: la sua nemesi Carole Baskin e Bhagavan ‘Doc’ Antle, anch’egli proprietario di uno zoo. Un narcisismo sfrenato accomuna queste tre figure – nonostante siano completamente diverse fra loro – che sfruttano le tigri per accrescere guadagni e fama.

Gli spettatori – ancora ignari – seguono il viaggio dei due creatori della docu-serie, Eric Goode e Rebecca Chaiklin. Inizialmente sono alla ricerca di informazioni sul commercio di rettili in America, quando si imbattono in un cliente che trasporta un leopardo delle nevi nel suo furgone (mentre fuori ci sono 40 gradi). Dopo questo evento, i due si interessano al mondo delle tigri: da allora, si dedicano all’osservazione e documentazione dell’abuso dei grandi felini negli Stati Uniti: ed è per questo che incontrano il nostro Joe Exotic.

Alla scoperta di Joe Exotic, il Tiger King

Tiger King inizia così, con un eccentrico proprietario di uno zoo (Joe Exotic, appunto) costretto a scontare 22 anni di carcere: non solo è accusato di maltrattamenti e traffico illegale di animali esotici (e l’uccisione di 5 tigri), ma ha addirittura assoldato un sicario per uccidere, senza successo, Carole Baskin, un’attivista proprietaria di un “santuario” per animali selvatici, che cerca in tutti i modi di far chiudere lo zoo di Joe e tutti i luoghi simili al suo.

Ma chi è Joe Exotic? Nato il 5 marzo del 1963 in Kansas, racconta di aver trascorso una difficile infanzia in Kasans: viene addirittura violentato a soli 5 anni da un ragazzo molto più grande. Inoltre, Exotic descrive i suoi familiari come persone molto fredde e anaffettive.

Una volta trasferitosi in Texas, dove trova lavoro nel dipartimento di polizia di Eastvalle. Quando il fratello rivela ai genitori la sua omosessualità (rifiutata dal padre) decide di tentare il suicidio schiantandosi con l’auto della polizia giù da un ponte: riporterà diverse fratture, fra cui quella del bacino, e impiegherà cinque anni per riprendersi dall’incidente.

Alla morte del fratello Garold, Joe Exotic compra una fattoria in Oklahoma dandole il nome di Garold Wayne Exotic Animal Memorial Park, in onore del familiare appena scomparso negli anni 90. Un po’ alla volta inizia ad arricchire la sua collezione con vari animali e, nel 2000, arrivano le prime tigri: questo è l’atto di nascita del Tiger King.

Trasforma la fattoria in uno zoo, ribattezzandola Greater Wynnewood Exotic Animal Park e, ad oggi, dichiara di essere stato per 20 anni il più grande allevatore e venditore di grandi felini degli Stati Uniti.

Un membro dello staff di GW Exotic Animal Park mentre all'allatta una tigre, un'immagine tratta dalla serie Tiger King su Netflix
Joe Exotic sta scontando 22 anni di carcere per traffico di fauna selvatica e tentato omicidio | Foto: Tiger King, Netflix

Joe è un personaggio decisamente sopra le righe (ad essere riduttivi), appassionato di armi, esplosivi e soprattutto tigri. Ovviamente, è affamato di successo (al punto da candidarsi come presidente degli Stati Uniti nel 2016).

Ciò si evince anche dal suo bizzarro aspetto: capelli biondo ossigenato, lunghi baffi, camicia di paillettes tigrata, pistola sempre a portata di mano e inseparabile stampella. Ecco l’immagine perfetta di un personaggio che si fa fatica a creder vero, non tanto per l’aspetto ma per le sue folli idee, tanto da essere definito da un suo ex dipendete “un pazzo inquietante e indescrivibile”.

Carole Baskin e Bhagavan ‘Doc’ Antle

Se il Tiger King è considerato stravagante e fuori di testa, non sono da meno gli altri due personaggi presentati all’interno del documentario.

Iniziamo con Carole Baskin: attivista per i diritti degli animali e proprietaria di Big Cat Rescue, un santuario per animali esotici, è la nemica numero uno del Tiger King, in quanto vorrebbe rendere valido il Lacey Act, una legge che vieterebbe negli Stati Uniti la vendita e il possesso di animali e piante selvatiche.

Nonostante si mostri come una paladina della giustizia degli animali, il documentario fa evincere alcuni aspetti oscuri della vita di questo personaggio come, ad esempio, la gestione del suo “santuario” in un modo non proprio impeccabile e la misteriosa scomparsa del suo ex marito multimilionario che ha finanziato la struttura.

Carole Baskin accanto ad una tigre in gabbia, in un'immagine tratta da Tiger King, Netflix
Carole Baskin, l’acerrima nemica di Joe Exotic | Foto: Tiger King, Netflix

Bhagavan ‘Doc’ Antle, invece, è un personaggio molto più subdolo rispetto al Tiger King. È fondatore e direttore di The Institute for Greatly Endangered and Rare Species, uno zoo del South Carolina con prezzi altissimi (un biglietto può superare i 600 dollari). Anche lui prova odio verso Carole, in quanto minaccia i suoi affari: Doc è sicuramente il più esperto di animali esotici, tanto che Hollywood si è rivolto più volte a lui per avere animali da usare nei film.

L’aspetto più inquietante di questo personaggio è che sia riuscito a costruirsi una vera e propria setta intorno a sé: svariati gruppi di donne, fra mogli e fidanzate, gli sono completamente devote, tanto da lavorare per lui h24 o subire interventi di chirurgia plastica in base al suo gusto e al suo volere.

Bhagavan 'Doc' Antle accanto ad una tigre in un'immagine tratta da Tiger King su Netflix
Bhagavan ‘Doc’ Antle, fondatore e direttore di T.I.G.E.R.S. | Foto: Tiger King, Netflix

Guardando Tiger King è facile capire come le vittime, in questo mondo bizzarro e surreale, siano proprio le tigri. È ancor più facile notare quanto Joe, Doc e Carole, siano interessati esclusivamente alla propria immagine e al denaro, fregandosene del benessere degli animali. Possedere grandi tigri o leoni (e avere la possibilità di trattarli come veri e propri animali domestici) è un modo subdolo per sentirsi forti e invincibili.

Quello che Tiger King non mostra

La docu-serie Tiger King ruota attorno ad un paradosso: proprio coloro che dichiarano di combattere per il benessere degli animali sono i primi a causarne sofferenze – prettamente per un interesse economico.

La quantità di denaro che gira intorno all’abuso e alla compravendita di animali selvatici è enorme, tanto da essere la causa della quasi estinzione di diverse specie, tra cui proprio le tigri. La docu-serie Tiger King è finalizzata più a raccontare le vicende dei personaggi – com’è intuibile già dal titolo – che a denunciare gli abusi sugli animali all’interno degli zoo. Analizziamo, quindi, tutto quello di cui la serie non parla.

Differenze fra zoo e santuari

All’interno della docu-serie vengono presentate queste due strutture: gli zoo, gestiti da Joe e Doc e il santuario, gestito da Carole. Non viene ben spiegato, però, come ciò che rende questi due luoghi diversi è il loro modo di operare. Il Big Cat Rescue di Carole, a differenza degli zoo, ha il sostegno anche della Peta, un’organizzazione no-profit che ha come obiettivo la tutela degli animali.

Chi li gestisce?

Un santuario è generalmente gestito da enti no-profit che si dedicano alla tutela degli animali, mentre uno zoo è gestito da aziende private che fanno pagare biglietti ai visitatori e tengono conto dell’esigenze di questi ultimi per aumentare i propri profitti.

Veri santuari e veri zoo

La Global Federation of Animal Sanctuaries attribuisce il termine di santuario ai luoghi che forniscono assistenza continuativa ad animali maltrattati, sfruttati e abbandonati. I santuari non consentono gli allevamenti, non permettono ai visitatori le interazioni con gli animali al loro interno ed hanno standard di gestione ed assistenza estremamente elevati.

Per quanto riguarda gli zoo in America, per ottenere l’accreditamento dell’Association of Zoos and Aquariums, bisogna rispettare dei requisiti: salute e benessere degli animali, comportamento dei visitatori, sicurezza e tracciabilità. Questo accreditamento, come tanti altri nel resto del mondo, pone le differenze fra veri zoo e non, che sfruttano gli animali unicamente per un tornaconto economico.

Una tigre del Bengala incatenata in uno zoo
Le tigri sono una specie in via d’estinzione | Foto: Unsplash.com

Provenienza degli animali

Ed è proprio questa la differenza sostanziale fra zoo e santuari. Uno zoo potrebbe comprare, vendere, allevare o addirittura catturare illegalmente degli animali. Inoltre, dato che i cuccioli sono una fonte importante di denaro in quanto attirano maggiormente i visitatori, si cerca sempre di mantenerne una produzione alta accelerando i ritmi di allevamento. Questo può portare a sovraffollamenti e al rischio che lo zoo se ne sbarazzi tramite la vendita ad altri zoo, ai circhi o addirittura ai ranch di caccia.

Un santuario, invece, non commercializza in nessun modo gli animali né li cattura nel proprio habitat o li alleva. Gli animali presenti all’interno del santuario non potrebbero sopravvivere più in natura e comprendono: animali confiscati da traffici illeciti, fauna selvatica ferita, animali esotici resi dai loro proprietari e animali provenienti da zoo, circhi o laboratori che chiudono. Se c’è la possibilità, un animale viene reintrodotto nel proprio habitat dopo aver recuperato da un infortunio o malattia, in caso contrario, resterà all’interno del santuario fino alla propria morte.

L’allevamento è “conservazione”?

Alcuni allevatori in Tiger King, ma non solo, dichiarano che l‘allevamento di una specie in via d’estinzione sia un modo per prevenirne la scomparsa. Questa è una grande bugia: non sceglieranno mai di liberare questi animali. Innanzitutto, perché non sarebbero in grado di sopravvivere in natura essendo cresciuti in cattività, ma anche perché il fattore genetico non glielo permetterebbe.

In natura sono presenti diverse sottospecie di tigri, ognuna adatta a vivere in un determinato habitat. La maggior parte delle tigri di proprietà privata presenti negli Stati Uniti, sono frutto di intrecci fra specie sconosciute, dunque non sarebbe possibile stabilirne la sottospecie e il luogo di appartenenza adatto.

Accarezzare i cuccioli

Guardando Tiger King viene una voglia irrefrenabile di giocare o accarezzare un cucciolo di tigre o di leone, ma sorgono spontanee delle domande: che fine fanno questi cuccioli una volta cresciuti? Come fanno queste strutture ad avere sempre dei cuccioli dell’età giusta da far accarezzare?

Come già detto, questi luoghi fanno in modo di accelerare l’allevamento facendo tornare le madri in calore il prima possibile e allontanandole dai loro piccoli appena nascono. Le madri vengono sfruttate in maniera intensiva e i cuccioli subiscono un grande stress: vengono passati da una persona all’altra come un peluche per fare le foto, in un ambiente rumoroso e caotico.

Un cucciolo è economicamente e legalmente utile allo zoo dalle 8 alle 12 settimane. Dopo questo lasso di tempo diventano troppo pericolosi per interagire con i visitatori e vengono usati per la riproduzione o esibiti nelle gabbie. Nella peggiore delle ipotesi potrebbero anche venire uccisi, colpevoli di gravare sull’economia dello zoo.

Un cucciolo di leone in sud africa
La docu-serie Tiger King mostra come i cuccioli vengano strumentalizzati per attrarre clienti | Foto: Unsplash.com

Il commento di Sharon Guynup su Tiger King

Sharon Guynup è una giornalista di National Geographic che ha dedicato anni di lavoro sullo studio delle tigri in cattività negli Stati Uniti, cercando la verità dietro statistiche come il fatto che ci siano più tigri nelle case dei privati e negli zoo degli Stati Uniti che libere nel mondo. In un’intervista al GQ Italia, la giornalista dà la sua opinione riguardo la docu-serie Tiger King:

Un problema enorme è che Tiger King suggerisce che uno zoo e un santuario siano la stessa cosa. La serie suggerisce che Joe e Carole siano due facce della stessa medaglia. Non è così. Uno zoo alleva, vende e compra animali, un santuario invece li accoglie e basta. Lo zoo crea problemi, il santuario nasce per risolverli. Gli zoo non offrono nessuna cura veterinaria e dentistica alle tigri, mentre i santuari sì. Gli zoo tendono a liberarsi degli animali quando sono troppo grandi e pericolosi, un santuario li tiene a vita, anche da adulti e anziani.

Sharon Guynup, giornalista di National Geographic

Per quanto riguarda il fatto che all’interno della serie venga mostrato come sia Joe Exotic (o Doc Antle) sia Carole Baskin facciano pagare un biglietto ai visitatori ha commentato dicendo:

Questa è una delle cose più scorrette della docu-serie. Vediamo gente che fa la fila per entrare da Big Cat Rescue, il santuario di Carole Baskin, ma quello che non viene specificato è che si tratta di un evento di fundraising che avviene una volta l’anno, non tutti i giorni come da Joe Exotic o negli altri zoo.

Sharon Guynup, giornalista di National Geographic

Bomba ad orologeria

La frase “una bomba al orologeria” viene ripetuta più volte durante le 7 puntate di Tiger King. Il fatto che animali così pericolosi siano in mano a persone che non sono effettivamente in grado di prendersene cura è un grande rischio non solo per gli animali stessi, ma anche per i cittadini. Nell’ottobre del 2011, in Ohio, il proprietario di un parco di animali esotici ha liberato 56 animali selvatici fra cui 18 tigri del Bengala e 17 leoni per poi togliersi la vita.

Qusto è un potenziale rischio non solo per i proprietari di parchi o zoo, ma anche per i comuni cittadini. Negli Stati Uniti non c’è un vero e proprio controllo sugli abitanti che posseggono animali esotici di quel tipo – e sono molto numerosi. Se un felino che arriva a pesare 180 chili non è custodito come dovrebbe, è facile immaginare la possibile tragedia.

Chi agisce nell’illegalità vendendo questi animali a chiunque – in quanto grande fonte di guadagno – accresce le possibilità di ritrovarsi una tigre o un leone fra le strade del proprio paese. Anche in Tiger King si sottolinea come le forze dell’ordine siano impreparate, ovviamente, a gestire eventi del genere.

Una tigre mentre ruggisce
Negli U.S.A. sono stati registrati diversi casi di animali selvatici fuggiti o liberati dagli zoo | Foto: Pexels.com

Le dichiarazioni di Erik Cowie

Erik Cowie, capo custode del Greater Wynnewood Exotic Animal Park, ha dichiarato che il Tiger King Joe Exotic ha ucciso più di 100 grandi felini e che colpiva i cuccioli che si “comportavano male”. L’intervista esclusiva del 24 aprile 2020 al DailyMailTV, rivela i retroscena della docu-serie Netflix.

Cowie ha raccontato al giornale britannico che gli animali odiavano talmente tanto Joe che avrebbero potuto sbranarlo da un momento all’altro. Ad esempio, per far uscire un lupo dalla propria gabbia, utilizzavano Joe come esca e l’animale cercava sempre di attaccarlo.

Oppure che, per fare spazio all’interno dello zoo e introdurre nuovi animali, Exotic avrebbe ucciso 5 tigri in un giorno solo per poi affermare di essere rimasto sorpreso da quanto fosse stato facile. Un’altra volta, insieme ad un impiegato dello zoo, uccise otto tigri e, in seguito, Joe, fece dichiarare da un veterinario che l’avessero fatto perché troppo vecchie o malate. A volte il veterinario non era neanche presente, afferma Cowie.

A Joe importava solo di loro (le tigri) in modo monetario. Ho imparato molto da Joe, soprattutto su cosa non fare.

Erik Cowie, capo custode del GW Exotic Animal Park
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